Morte del piccolo Domenico, altra denuncia della famiglia contro il dottor Oppido

Nuovo capitolo nel dramma del piccolo Domenico, morto al Monaldi. I genitori denunciano il cardiochirurgo Oppido per diffamazione dopo le sue parole a Rai 3.

Una tragedia che sembra non trovare la parola fine e che, al contrario, si arricchisce di un nuovo, aspro capitolo giudiziario. La dolorosa vicenda di Domenico, il bambino di soli due anni deceduto in seguito a un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli, torna al centro delle aule di tribunale. Al centro del dibattito, questa volta, non c’è solo l’organo arrivato da Bolzano e irrimediabilmente danneggiato durante il trasporto, ma la battaglia sulla verità e sulle comunicazioni fornite alla famiglia.

Questa mattina, l’avvocato Francesco Petruzzi, in rappresentanza di Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, i genitori del piccolo, ha depositato una formale querela per diffamazione a mezzo stampa nei confronti del dottor Guido Oppido. Il cardiochirurgo, che il 23 dicembre scorso guidava l’équipe medica durante il fatale intervento, è finito nel mirino dei familiari a causa di alcune dichiarazioni rilasciate ai microfoni della trasmissione televisiva Mi manda Rai 3.

La frase “incriminata” di Oppido

Tutto ruota attorno a un’esternazione telefonica che il chirurgo ha concesso a una giornalista del noto programma d’inchiesta della Rai. “Abbiamo detto tutto dall’inizio”, ha dichiarato Oppido, difendendo l’operato della sua équipe e sostenendo la totale trasparenza nei confronti dei genitori del bambino.

Tuttavia, per la famiglia di Domenico, questa frase rappresenta un’offesa inaccettabile, pronunciata in un contesto mediatico di fortissima risonanza. Secondo i querelanti, infatti, affermare di aver fornito un quadro clinico trasparente e completo fin dalle prime battute significa, implicitamente, accusare la madre del bambino di essere una bugiarda e di aver inventato l’omissione di informazioni vitali. Un’affermazione che, per la famiglia, risulta gravemente lesiva dell’onore e della reputazione di Patrizia Mercolino. L’avvocato Petruzzi aveva annunciato che avrebbe denunciato Oppido per diffamazione e così è stato.

L’accusa: “Un tentativo per screditare la madre”

L’avvocato Petruzzi non usa mezzi termini per descrivere la gravità delle parole pronunciate dal medico. “Ho presentato una querela per diffamazione a mezzo stampa in continuazione del medesimo reato criminoso, quindi anche per reato continuato in merito al tentativo di occultamento”, ha dichiarato il legale all’AGI.

Il nodo centrale della denuncia è prettamente giuridico: “Sostenendo che ai genitori era stato detto tutto dall’inizio – spiega Petruzzi – Oppido ha di fatto diffamato la mia assistita, dicendo in pratica che avrebbe reso delle false dichiarazioni ai pubblici ministeri. E lo ha fatto parlando con una giornalista della TV di Stato”. La logica dell’avvocato è stringente: se le parole di Oppido fossero vere, la madre di Domenico si sarebbe macchiata di un reato penale, ovvero quello di false dichiarazioni all’autorità giudiziaria.

La denuncia, formalizzata presso l’Ufficio notizie di reato del Palazzo di Giustizia partenopeo, sottolinea come la frase del chirurgo non possa essere derubricata a una mera difesa personale. Si tratta, secondo l’accusa, di una vera e propria smentita pubblica che mira a minare la credibilità di una madre distrutta dal dolore, insinuando la falsità di quanto da lei formalmente denunciato. Naturalmente il dottor Oppido avrà modo di tutelarsi e di difendersi nelle sedi opportune.

L’indagine principale

Questo nuovo fascicolo per diffamazione non viaggerà da solo, ma con ogni probabilità andrà a fondersi con il filone principale dell’inchiesta, una maxi-indagine che vede già iscritti nel registro degli indagati sette professionisti. Tra questi figura lo stesso Guido Oppido, chiamato a rispondere di ipotesi di reato pesantissime: omicidio colposo e falso in cartella clinica.

L’ipotesi della famiglia è che le dichiarazioni televisive non siano uno scivolone mediatico isolato. Nel documento visionato dall’AGI si legge infatti che la condotta diffamatoria “si inserisce in un più ampio e organico disegno criminoso doloso già profilatosi nelle condotte anteriori poste in essere da Oppido”. Secondo questa tesi, il presunto tentativo di difendersi in TV farebbe parte di una strategia volta a insabbiare le reali responsabilità su quel cuore danneggiato nel tragitto tra Bolzano e Napoli, un errore fatale che è costato il futuro a un bambino di due anni. La giustizia è ora chiamata a fare chiarezza, non solo su quanto accaduto in sala operatoria, ma anche su quanto è stato detto fuori da quelle porte.