Il perimetro degli accertamenti tecnici sulla dolorosa vicenda del piccolo Domenico Caliendo, purtroppo deceduto lo scorso febbraio a Napoli dopo un iter clinico descritto come estremamente delicato, si allargherebbe. Il giudice per le indagini preliminari, accogliendo le istanze presentate dai legali della famiglia, avrebbe infatti disposto che all’interno dell’incidente probatorio venga incluso anche l’esame del cuore originario del bimbo.
Questa decisione potrebbe segnare un passaggio utile per il collegio dei periti incaricati. Non ci si limiterebbe, dunque, a valutare le condizioni dell’organo trapiantato e le modalità con cui quest’ultimo sarebbe giunto a destinazione, ma si cercherebbe di delineare un quadro clinico molto più ampio. Ricostruire l’intera situazione pregressa del paziente aiuterebbe infatti a contestualizzare meglio i fatti.
Gli accertamenti
Al centro dell’attenzione ci sarebbe il trapianto eseguito a dicembre, a seguito del trasferimento di un organo proveniente da Bolzano. Secondo alcune ipotesi emerse e riportate dalla famiglia, che restano ovviamente tutte da verificare, si cercherebbe di capire se il cuore possa essere stato esposto a temperature non ottimali durante il tragitto logistico. Si tratterebbe, al momento, solo di una delle varie sfaccettature su cui si concentrerebbero le verifiche tecniche, volte a ricostruire le esatte dinamiche del trasporto.
L’intervento chirurgico sarebbe stato effettuato nel tentativo di offrire una possibilità di cura. Il successivo e tragico decesso del bambino ha tuttavia spinto all’apertura di un fascicolo, con il solo obiettivo di ripercorrere con precisione l’intera catena sanitaria e logistica.
Le prossime tappe mediche
Le operazioni peritali, che dovrebbero svolgersi a fine aprile in sede istituzionale a Bari, avrebbero lo scopo di acquisire dati oggettivi. La comparazione tra i due organi potrebbe forse aiutare gli esperti a distinguere quanto le complesse condizioni iniziali del paziente possano aver influito sull’esito finale, rispetto a eventuali, e ancora tutte da dimostrare, criticità occorse nei passaggi successivi.
In una vicenda che ha inevitabilmente suscitato profonda commozione, il principio di massima cautela rimarrebbe d’obbligo. Le indagini e le analisi documentali avrebbero la funzione esclusiva di rispondere al legittimo bisogno di chiarezza dei familiari, cristallizzando elementi tecnici senza formulare giudizi o conclusioni che, ad oggi, risulterebbero del tutto prematuri. La parola, ora, passerebbe esclusivamente alla scienza medica.
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