Un misterioso ronzio in banca svela il piano perfetto: arrestato l’hacker “fantasma” di Napoli

Un banale ronzio di sottofondo ha fatto crollare l'infallibile piano di un abilissimo pirata informatico a Napoli. Scopri come l'hacker "fantasma" riusciva a intrufolarsi di notte nelle banche per rubare i nostri dati e come la Polizia di Stato è riuscita a incastrarlo. Clicca e leggi l'incredibile storia!

Sembra la trama di un avvincente thriller tecnologico hollywoodiano, ma è tutto vero ed è accaduto in Campania. Un vero e proprio “hacker fantasma” è stato fermato dalla Polizia di Stato, che ha eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari emessa dal G.I.P. su richiesta della sezione cybersicurezza della Procura di Napoli.

Il soggetto, un individuo già noto alle forze dell’ordine per i suoi trascorsi, è gravemente indiziato di aver orchestrato una serie di sofisticati attacchi informatici ai danni di numerose filiali di diversi e noti istituti di credito.

Un piano criminale da film hollywoodiano

L’operazione non si limitava al classico attacco condotto da remoto dietro lo schermo di un computer. L’hacker agiva fisicamente sul campo, trasformandosi in uno scassinatore hi-tech. Secondo le ricostruzioni degli investigatori del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Napoli, supportati dal Servizio Polizia Postale, l’uomo agiva come un’ombra.

Approfittando del buio e degli orari di chiusura al pubblico, riusciva a introdursi all’interno delle filiali bancarie. Grazie all’uso di chiavi contraffatte e a un’impressionante abilità nell’eludere i sofisticati sistemi di allarme, il criminale aveva campo libero per muoversi indisturbato tra le scrivanie e gli archivi sensibili degli istituti.

Il “cavallo di Troia” tecnologico

L’obiettivo delle sue incursioni notturne non era il caveau, bensì il cuore pulsante dell’infrastruttura informatica: server locali, rack e connessioni di rete. Una volta individuati, l’uomo vi collegava dei dispositivi “KVM” (Keyboard, Video, Mouse).

Si tratta di minuscole apparecchiature, dei veri e propri “cavalli di Troia” hardware, capaci di intercettare tutto il traffico telematico e di garantire all’hacker il controllo remoto totale dei computer della banca. In questo modo, l’indagato poteva carpire le credenziali di accesso ai sistemi finanziari.

Tuttavia, il piano perfetto è crollato per un dettaglio quasi banale: l’udito degli impiegati. Alcuni funzionari, recandosi al lavoro al mattino, sono stati insospettiti da un insolito e persistente ronzio proveniente dalle loro postazioni. Seguendo quel fastidioso rumore, hanno scoperto le apparecchiature fraudolente e fatto scattare la denuncia.

Le complesse indagini

A incastrare definitivamente il presunto pirata informatico sono state le elaborate tecniche investigative della polizia, culminate nell’analisi certosina dei filmati delle telecamere di videosorveglianza, che hanno dato un volto all’intruso.

Oggi le accuse a suo carico sono pesantissime e vanno dall’accesso abusivo a sistema informatico, alla violazione di domicilio, fino all’intercettazione illecita e alla frode informatica.

Come di rito, la Questura precisa che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari: l’uomo è attualmente sottoposto a indagine e, in virtù del nostro ordinamento, è da considerarsi presunto innocente fino all’emissione di una sentenza definitiva. Tuttavia, la rete di sicurezza delle banche, per ora, può tornare a respirare.