La paura dell’epatite A svuota le pescherie partenopee e scatena la rabbia dei commercianti. Questa mattina, decine di pescivendoli di Napoli e provincia, tra cui alcuni volti noti divenuti popolari su TikTok, si sono dati appuntamento in Piazza Municipio, nello spiazzo antistante Palazzo San Giacomo, per protestare contro gli effetti devastanti sul mercato ittico generati dall’ultima ordinanza del sindaco Gaetano Manfredi.
Il provvedimento, adottato a ruota anche da numerosi altri comuni campani, vieta il consumo di frutti di mare crudi all’interno dei pubblici esercizi, con l’obiettivo di contenere i recenti contagi. Una misura di prevenzione che, tuttavia, ha innescato una vera e propria psicosi tra i consumatori, colpendo duramente la vendita al dettaglio.
“Vendite a picco sotto Pasqua, siamo rovinati”
Il contraccolpo economico è pesantissimo. Dalla piazza, i negozianti denunciano cali degli incassi che sfiorano l’80 per cento. Un dramma commerciale che si consuma nel momento più propizio dell’anno: i giorni che precedono la Pasqua, quando la tradizionale “zuppa di cozze” del Giovedì Santo fa impennare la richiesta di mitili su tutto il territorio regionale.
Il dito dei manifestanti è puntato contro il deficit di comunicazione. “Siamo rovinati, nessuno compra più niente dopo una domenica drammatica per gli incassi”, denunciano i commercianti. L’appello è rivolto direttamente alle istituzioni e ai media: “Non si può ridurre tutto a un divieto senza spiegare le vere cause e i confini del problema. Con questa ordinanza, accompagnata da un allarmismo superficiale sui social, si mettono in mezzo alla strada centinaia di famiglie”.
I venditori ci tengono a rassicurare la clientela sulla tracciabilità della merce: “Il problema non riguarda le nostre pescherie. La gran parte dei prodotti arriva dall’Adriatico o dall’estero, da Francia e Grecia. Parliamo di prodotti ittici super-controllati. Associare sistematicamente l’immagine delle cozze all’epatite A è ingiustificato e ci sta causando perdite insostenibili”.
Cosa dicono davvero i dati (e le regole per il consumo)
Ma qual è la reale situazione sanitaria? Al momento, in Campania i contagi restano sotto la soglia dei 200 casi, con una cinquantina di ricoveri all’Ospedale Cotugno.
I controlli a tappeto non sono mancati. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha effettuato 142 prelievi tra il Golfo di Napoli e quello di Pozzuoli: di questi, solo 8 sono risultati positivi (7 partite di cozze e 1 di ostriche), circoscritti nell’area tra Nisida, Varcaturo e Bacoli. Le produzioni contaminate sono state immediatamente bloccate, e tutti i test successivi hanno dato esito negativo. Le autorità sanitarie rassicurano: la filiera è sotto controllo.
Il dettaglio fondamentale, ribadito dai vademecum delle ASL e della Regione Campania, ma spesso ignorato dai consumatori, è che la vendita dei frutti di mare non è affatto vietata. Il consumo domestico o nei ristoranti è assolutamente sicuro, purché il prodotto venga ben cotto. Il virus dell’epatite A, infatti, non sopravvive alle alte temperature.
Le reazioni politiche e l’ultimatum della piazza
Ad alimentare il dibattito interviene anche la politica. Fulvio Martusciello, coordinatore regionale di Forza Italia, ha definito l’ordinanza “incomprensibile”, sottolineando un paradosso territoriale: “Manfredi ha firmato come sindaco di Napoli e non come sindaco Metropolitano. Se il contagio viene dall’area flegrea, l’ordinanza colpisce i ristoranti napoletani, ma non blocca la somministrazione nei comuni da cui si è originato il contagio. I ristoratori di Napoli vengono penalizzati senza colpa”.
Intanto, i pescivendoli non arretrano e chiedono un tavolo di confronto urgente: “L’incubazione del virus dura settimane, è difficile stabilire con certezza cosa e dove abbia mangiato chi si è ammalato. Ci aspettiamo di essere ascoltati. Altrimenti la prossima volta torneremo in piazza portando con noi le nostre famiglie”.
📢 Rimani sempre aggiornato
Seguici su WhatsApp o attiva le notifiche per la tua zona







