Focolaio di epatite A, parla l’infettivologo Perrella: “Potrebbe arrivare un terzo picco”

A Napoli è fobia per i frutti di mare, ma l'infettivologo Parrella spiega che non vanno demonizzati: ecco come consumarli in modo sicuro. Tutto quello che bisogna sapere sulla situazione attuale.

Stanno aumentando i casi di epatite A a Napoli e la situazione sta creando un certo panico tra la popolazione. Come capita spesso in questi casi si diffondo varie notizie, talvolta anche fake news, che creano ancora più confusione. A mettere un po’ di ordine ci ha pensato l’infettivologo Alessandro Perrella, direttore della I Uoc Malattie Infettive emergenti dell’Ospedale Cotugno di Napoli, afferente all’Ospedale dei Colli, e coordinatore regionale della Campania del PNCAR (Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza), intervistato da Fanpage.

Nessuna epidemia, si tratta di un cluster

L’infettivologo precisa innanzitutto che non si tratta di un’epidemia, ma di un cluster. Un cluster è un numero limitato e circoscritto di casi di una malattia in un’area e tempo definiti, non sempre direttamente correlati, che gli esperti indagano per trovare collegamenti. Un’epidemia è invece la diffusione rapida e ampia di una malattia che colpisce un gran numero di persone in una regione, superando la normale incidenza prevista

Perrella ha spiegato che casi di epidemia se ne registrano ogni anno in tutta Italia, soprattutto in Campania, considerando che i campani sono gran consumatori di frutti di mare. Attualmente siamo già nel secondo picco.

L’esperto ha spiegato che l’età media va dai 25-30 ai 55-60 anni, ma l’età media rispetto al primo picco si sta alzando. C’è solo un caso di un 46enne che desta preoccupazione, ma in genere la gravità dipende anche dall’avere altre patologie pregresse.

Come distinguere l’epatite A da un’intossicazione alimentare?

L’epatite A può avere sintomi simili alla gastroenterite o a un’intossicazione alimentare. Parrella ha spiegato che in inverno ci sono stati vari cari di gastroenteriti, caratterizzati da febbre alta per 5 giorni, legati però all’Entero-rinovirus, cioè il virus del raffreddore. L’epatite A ha sintomi più specifici: transaminasi alte, colore giallo di cute e sclere, nausea e febbricola. Il primo picco c’è stato tre settimane fa, tra il 20 e il 28 febbraio, e attualmente siamo nel secondo picco.

L’origine dell’infezione

Come riferito dall’esperto, molti dei contagiati hanno mangiato frutti di mare crudi o prodotti ittici crudi, che sono stati conservati vicino ai frutti di mare contaminati. Cozze, vongole e ostriche possono risultate positive al virus, poiché fungono da filtro per le acque contaminate e concentrano grandi quantità di virus. I prodotti infetti, durante il trasporto, potrebbero aver contaminato strutture o altri prodotti. La malattia si diffonde anche dall’uomo, quindi se ci sono casi sospetti in famiglia è opportuno verificare immediatamente se quella persona risulta contagiata.

I primi contagi sono stati registrati inizialmente nell’Asl Napoli 3 Sud, per poi diffondersi anche nelle Asl Napoli 1 Centro e Napoli 2 Nord. L’attuale fase di picco, invece, vede i focolai concentrarsi nelle Asl Napoli 2 Nord, Napoli 1 Centro e in quella di Caserta. Si segnalano inoltre ulteriori casi in altre province, relativi però a persone che hanno contratto l’infezione al di fuori del proprio territorio di residenza.

Rischio terzo picco?

Parrella ha spiegato che alcune persone potrebbero avere incubato il virus e portarlo altrove. Non si può escludere un terzo picco, ma non è sicuro che ci sarà. In ogni caso sono stati attivati tutti i protocolli sanitari di prevenzione dopo i primi casi. Se non ci saranno altre modalità di diffusione, spiega l’infettivologo, il fenomeno tenderà gradualmente a dissolversi.

Il dottore ha spiegato che il vaccino contro l’epatite A è life long, cioè dura tutta la vita, ed è sicuro poiché esiste da decenni. In ogni caso l’esperto invita, prima della vaccinazione, a fare uno screening per essere sicuri di non aver contratto l’epatite A, magari inconsapevolmente, e quindi essere già coperti.

La cosa migliore è rivolgersi al proprio medico di base, mentre la Regione ha emanato comunicati dove suggerisce per quali categorie è indicata la vaccinazione, come soggetti fragili o chi lavora nella filiera alimentare o dei prodotti ittici. In ogni caso i posti letti sono sufficienti per eventuali ricoveri.

Paura per la zuppa di cozze

Quanto successo è una vera “mazzata” per pescatori e pescivendoli, soprattutto perché tra qualche giorno è Giovedì santo, in cui tradizionalmente si mangia la zuppa di cozze a Napoli. Tra la popolazione c’è paura, ma Parrella è stato chiaro: si tratta di timori infondati e non bisogna demonizzare i prodotti ittici. La cosa importante è non consumarli crudi e cuocerli per bene prima di mangiarli. Per evitare il contagio è sufficiente rispettare le regole indicate dall’Asl sull’igiene personale, cuocere i cibi per diversi minuti e lavarli bene. Le cozze, e in generale tutti i frutti di mare che non si aprono, non devono essere consumati.