Napoli piomba sull’Italia come un’emergenza sanitaria che nessuno si aspettava. In poche settimane, i casi di epatite A sono letteralmente esplosi: 160 solo nel mese di marzo 2026, un dato che ha fatto scattare il campanello d’allarme all’Istituto Superiore di Sanità e ha spinto la Procura di Napoli ad aprire un fascicolo contro ignoti per commercio di sostanze alimentari nocive.
I numeri che fanno paura
I dati parlano chiaro. Nei primi tre mesi del 2026 si sono registrati 262 casi legati al consumo di frutti di mare nella sola Campania, contro i 43 dello stesso periodo del 2024 — un aumento quarantuno volte superiore alla media dell’ultimo triennio.
La progressione è stata fulminante: 3 casi a gennaio, 19 a febbraio, 43 a metà marzo. Poi il picco. La quasi totalità dei contagi si concentra tra Campania, Lazio e Puglia, con la provincia di Napoli a fare da epicentro di un’epidemia che ha pochi precedenti recenti.
L’ordinanza di Manfredi
Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi non ha perso tempo: ha firmato un’ordinanza d’emergenza che vieta il consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici della città — ristoranti, trattorie, chioschi e friggitorie compresi.
La vendita rimane consentita: i pescivendoli possono continuare a esercitare la propria attività, ma la responsabilità di consumare cozze e vongole crude in casa ricade interamente sul singolo cittadino.
Chi viola il divieto nei locali rischia multe da 2.000 a 20.000 euro. Per i recidivi scatta la sospensione dell’attività da 1 a 30 giorni, fino alla revoca della licenza. Le misure resteranno in vigore fino a nuovo provvedimento dell’ASL Napoli 1 Centro.
L’inchiesta della Procura e i NAS
La magistratura si è mossa in parallelo. La Procura di Napoli, insieme ai NAS dei Carabinieri, indaga per commercio di sostanze alimentari nocive. Nel mirino c’è l’intera filiera dei mitili: gli inquirenti sospettano che partite di cozze prodotte localmente — in particolare nell’area di Bacoli — siano state mescolate con lotti importati dall’estero già contaminati.
Sono stati sequestrati circa 50 chilogrammi di frutti di mare, con campioni inviati all’Istituto Zooprofilattico di Portici per le analisi. Sotto la lente degli investigatori anche possibili scarichi fognari abusivi lungo la costa nord della Campania, che potrebbero aver contaminato le acque di allevamento.
Come proteggersi dall’epatite A
L’epatite A è una malattia virale del fegato causata dal virus HAV, che si diffonde principalmente per via oro-fecale attraverso acqua o alimenti contaminati. I frutti di mare crudi — cozze, vongole, ostriche — sono tra i veicoli più pericolosi: filtrano enormi quantità d’acqua marina e concentrano il virus nei propri tessuti senza mostrare alcun segno esteriore di contaminazione.
I sintomi includono nausea, febbre, dolori addominali e ittero. L’infezione di solito guarisce da sola in qualche settimana, ma in soggetti anziani o con patologie preesistenti può diventare seria. L’unica vera protezione alimentare è cuocere completamente il mollusco: il calore deve raggiungere il cuore del prodotto dopo l’apertura del guscio. In alternativa è disponibile il vaccino anti-epatite A, fortemente raccomandato per chi vive in zone a rischio.
La protesta dei pescivendoli
La notizia ha scatenato anche la reazione durissima dei commercianti. “Ci state rovinando” è il grido che si leva dai banchi di Pignasecca e Porta Nolana. Con le vendite crollate dell’80% in un weekend, il settore chiede controlli mirati sulla filiera e sostegni economici immediati, non un bando indiscriminato che punisce chi lavora onestamente.
Una situazione che, al netto delle responsabilità ancora da accertare, mette in luce un problema antico: la difficoltà di garantire controlli sistematici su una filiera del pesce che a Napoli è tradizione, cultura, economia — ma che non può permettersi di essere anche un pericolo per la salute pubblica.
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