Tre vite spezzate sulle strade di Napoli, tre gravissimi incidenti causati dall’eccesso di velocità. Dopo i recenti e drammatici fatti di cronaca che hanno trasformato le arterie del centro cittadino in vere e proprie trappole mortali, l’amministrazione prova a dare un segnale. Ci saranno nuovi attraversamenti pedonali rialzati nel cuore della città: una misura strutturale pensata per obbligare i veicoli a rallentare.
Gli interventi del Comune
A tracciare la mappa dei futuri interventi è stata l’Unità Infortunistica della Polizia Municipale. L’annuncio arriva a ridosso delle tragedie consumatesi tra corso Garibaldi e corso Vittorio Emanuele, costate la vita alle sorelle ucraine Zhanna Rubakha e Oksana Kotlova, e all’ottantaquattrenne professor Italo Ferraro.
Il responsabile dell’infortunistica, Vincenzo Cirillo, ha spiegato nel dettaglio il piano: saranno installati quattro nuovi attraversamenti pedonali rialzati proprio in corso Garibaldi, a cui se ne aggiungeranno altri quattro lungo corso Vittorio Emanuele, andando a integrare i due già presenti sul tracciato.
Un cambio di passo che si incrocia con i tavoli istituzionali: proprio alle 13:00 di oggi, infatti, la Prefettura ha convocato un vertice urgente interamente dedicato all’emergenza della sicurezza stradale.
La rabbia dei residenti
Tuttavia, gli annunci non bastano a placare l’indignazione della cittadinanza. Proprio nel punto esatto in cui Zhanna e Oksana sono state falciate da un automobilista, poi risultato positivo ai test per alcol e droga, la società civile è scesa in strada. Un flashmob organizzato dalle sigle Napoli Pedala, Fiab Cicloverdi e Greenpeace ha visto decine di attivisti, a piedi e in bicicletta, riappropriarsi fisicamente dello spazio urbano per pretendere interventi immediati. Armati di uno “speed gun”, i manifestanti hanno misurato in tempo reale la velocità dei veicoli in transito: i dati raccolti sono allarmanti, con numerosi automobilisti e motociclisti sorpresi a sfrecciare ben oltre il limite dei 30 chilometri orari imposto in zona.
“Qui nessuno rispetta i 30 all’ora. La velocità e la violenza stradale sono la vera matrice di queste stragi” – ha tuonato Luca Simeone, portavoce dell’iniziativa. Accanto a lui, a testimoniare come il dolore unisca le vittime della strada, c’era anche Amalia Grasso, vedova di Stefano Giannino, il funzionario della Città metropolitana travolto e ucciso in via Don Bosco mentre si recava al lavoro.
Gli attivisti non puntano il dito solo contro chi sfreccia a velocità folli, talvolta sotto gli effetti di alcol e droga, ma anche contro un’infrastruttura urbana che mette a serio rischio l’incolumità dei pedoni. “Parliamo di una strada larga 20 metri in pieno centro abitato – denunciano le associazioni – con una corsia preferenziale priva di cordoli di separazione, auto perennemente in doppia fila e strisce pedonali sbiadite, quasi invisibili. Perfino l’illuminazione è stata ripristinata solo ieri, a tragedia ormai avvenuta”.
Se il conducente è il responsabile materiale, per Napoli Pedala esiste anche una corresponsabilità istituzionale da parte di un Comune che “conosceva la pericolosità del tratto ma non ha fatto nulla”. I promotori respingono anche le obiezioni tecniche, sottolineando come i dossi rialzati siano realizzabili anche in presenza dei binari del tram.
La richiesta della città, ora, è scolpita nell’appello dei manifestanti: “Non chiamateli incidenti. Non lo sono”.
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