Da oltre dieci anni vivono ostaggio di un incubo fatto di tanfo, incuria e paura. Non siamo in una remota terra abbandonata, ma al Rione Stella di Nola, letteralmente a due passi dall’ospedale civile. Qui, dove la cura e la salute dovrebbero essere la priorità, sorge invece una mostruosa discarica a cielo aperto. I residenti, esasperati, hanno deciso di alzare la voce, documentando con foto e video scioccanti una realtà inaccettabile al deputato Francesco Emilio Borrelli.
Il degrado tra topi, serpenti e carcasse
Le immagini fornite dai cittadini testimoniano un livello di degrado assoluto. Cumuli di rifiuti di ogni tipologia, carcasse di veicoli arrugginiti ed elettrodomestici abbandonati formano una montagna di scarti industriali e urbani.
A peggiorare il quadro, la vegetazione selvatica ha trasformato l’area in un habitat perfetto per animali infestanti. Le famiglie del Rione Stella vivono barricate: aprire le finestre significa far entrare un puzzo nauseabondo, col terrore di ritrovarsi topi e serpenti in casa. È un vero attentato alla salute pubblica.
L’ultimatum: “Intervenite o partono le denunce”
A raccogliere l’allarme è stato il deputato Francesco Emilio Borrelli (AVS), che ha puntato il dito contro il rimpallo di responsabilità. “Se l’area è privata, il Comune deve imporre subito una bonifica a spese dei proprietari; se è pubblica, l’inerzia è ancora più colpevole”, ha tuonato il deputato, annunciando il coinvolgimento di ASL e autorità ambientali. L’igiene e la legalità non sono optional e chi ha permesso questo scempio decennale dovrà assumersene le responsabilità.
La mappa delle “bombe ecologiche” campane
Purtroppo, il disastro di Nola è solo la punta dell’iceberg. Queste vere e proprie “bombe ecologiche” sono tristemente sparse a macchia di leopardo su vari territori della Campania, formando una mappa del veleno che soffoca la regione.
Discariche abusive e sversamenti illeciti di questa portata non possono in alcun modo esistere in un paese civile. A maggior ragione, tollerarne la presenza in prossimità di ospedali — dove pazienti fragili lottano per guarire — o a ridosso di abitazioni, rappresenta un abominio etico e sanitario a cui bisogna mettere immediatamente la parola fine.
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