Negli ultimi giorni, a Napoli, non si fa altro che parlare della rapina dai contorni hollywoodiani andata in scena alla Credit Agricole di Piazza Medaglie d’Oro all’Arenella. Un colpo curato fin nei minimi particolari, talmente perfetto che lo stesso sindaco Manfredi, quasi con un tocco di ammirazione, si è lasciato scappare: “Un lavoro da veri professionisti!”. A dire il vero non solo il sindaco ha usato parole quasi di apprezzamento, ma sui social molte persone stanno elogiando i rapinatori ribattezzati “ladri gentiluomini” per la “sensibilità” con cui hanno condotto la rapina.
Quando le serie tv sconfinano nella vita reale
Una rapina che, in un certo senso, ha avuto dei contorni quasi cinematografici. Immediato è stato il collegamento con “La Casa di Carta”, dove una banda di ladri, che si facevano chiamare con i nomi di città, avevano organizzato in ogni minimo dettaglio una rapina alla Zecca di Stato della Spagna. C’è stato anche un parallelismo con il film “Operazione San Gennaro”, dove il bottino era proprio il tesoro di San Gennaro, nel cuore di Napoli. Qualcuno ci ha visto un collegamento anche con “Point Break”, poiché i rapinatori napoletani avrebbero indossato maschere di attori famosi, mentre nella pellicola hollywoodiana i rapinatori indossavano maschere dei presidenti degli Stati Uniti. La sensazione, però, è che troppe serie tv inizino a fare male, poiché si perde il senso della realtà, come è successo ad alcuni utenti che hanno elogiato, empatizzato e mitizzato i rapinatori della Credit Agricole.
Non chiamateli eroi
Ma perché i rapinatori hanno fatto così presa su molti cittadini, fino quasi a diventare degli eroi? Per vari motivi. In primis per la meticolosità con la quale hanno organizzato la rapina, grazie alla quale hanno portato via un bottino ingente, tanto da essere definiti veri professionisti, per quanto si possa considerare professionale l’attività di rapinatore (a me non risulta che i rapinatori abbiano partita IVA!), e senza alcun ferito.
Poi sono stati apprezzati per la loro “umanità”, dal momento che avrebbero trattato con educazione, quasi gentilezza, le persone che hanno accusato dei malori. C’è poi chi li ha elogiati per la loro “sensibilità”, in quanto avrebbero dichiarato che “anche loro sono lavoratori” e che quindi “non avrebbero derubati” gli ostaggi dei loro averi.
Pur evidenziando l’atteggiamento quanto meno atipico di questi “signori” rapinatori, vanno fatte delle opportune riflessioni. Benché la rapina sia filata liscia, senza alcun intoppo, le vite degli ostaggi sono comunque state messe a repentaglio. Ci sono stati dei malori, ma per fortuna nulla di grave. E se tra gli ostaggi ci fosse stato qualche cardiopatico? O qualche persona che aveva bisogno di prendere una medicina in breve tempo? E se qualche ostaggio avesse reagito? Oppure, se carabinieri, poliziotti o forze speciali avessero fatto irruzione, cosa sarebbe successo? Probabilmente una sparatoria, con tutti i rischi che ne sarebbero derivati.
Sul discorso dei “lavoratori”, va sottolineato che a Napoli i lavoratori si svegliano la mattina presto e tornano il pomeriggio tardi, non hanno il tempo per pianificare rapine per mesi, o forse anni. Infine, gli ostaggi non sono stati derubati, ma allora perché le cassette di sicurezza di altri clienti sono state trafugate? Forse i clienti della banca non sono anche loro lavoratori, a cui sono stati sottratti denaro, beni, gioielli, documenti importanti o semplicemente ricordi preziosi di famiglia?
Il problema è che a Napoli il confine tra legalità e illegalità è spesso troppo sottile e se ci si schiera al fianco di rapinatori, allora forse è il caso di rendere più visibile e tangibile quel confine. Possono anche essere stati gentili e sensibili, ma pur sempre delinquenti restano, e quindi non chiamateli eroi, perché la battaglia per la legalità comincia anche da queste piccole sfumature.
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