Negli ultimi anni stiamo assistendo a una preoccupante recrudescenza della criminalità giovanile a Napoli e provincia, che ha fatto tante giovanissime vittime innocenti. Spesso si tratta di ragazzi incensurati, studenti o lavoratori, le cui vite sono state spezzate dalla violenza di strada, dall’uso scellerato di armi da fuoco o da dinamiche criminali e camorristiche a cui erano completamente estranei.
Purtroppo chi ha imboccato la strada della criminalità, sa benissimo che le destinazioni finali sono solo due: o la morte o la galera. Ma molti giovani diventano vittime innocenti della criminalità e questa è una cosa che fa ancora più rabbia.
Fabio Ascione, morto per “errore”
L’ultimo caso è quello del giovane Fabio Ascione, di appena 20 anni, morto per un colpo di pistola sparato per “errore” da Francesco Pio Autiero, che si stava vantando con gli amici armeggiando una pistola dopo una sparatoria con un clan rivale. Fabio, dopo una notte di lavoro al bingo, voleva solo tornare a casa. Ma purtroppo a casa non ci arriverà mai e la sua vita è stata spezzata da un proiettile “vagante”, partito da una pistola di chi che si è detto suo “amico”. Ma il problema è proprio questo: quella pistola non doveva proprio esserci, poiché è inconcepibile che giovani di 20 anni “parlino” con le armi, utilizzate quasi come giocattoli, ma giocattoli di morte.
Francesco Pio Maimone, ucciso per una scarpa sporcata
Stesso tragico destino per Francesco Pio Maimone, giovane pizzaiolo 18enne di Pianura che si stava godendo una serata con degli amici sul lungomare di Mergellina la sera del 20 marzo 2023. A pochi metri da lui scoppiò una furiosa lite per motivi banali, cioè l’aver versato un drink su delle scarpe di un giovane legato alla criminalità, Francesco Pio Valda, condannato poi all’ergastolo.
Valda sparò all’impazzata ad altezza d’uomo, ferendo a morte il giovane Francesco Pio totalmente estraneo alla lite e che si trovava lì solo per mangiare qualcosa dopo il lavoro.
Giovanbattista “Giogiò” Cutolo, talentuoso musicista ucciso per una lite
31 agosto 2023: a questa tragica lista di morte purtroppo si aggiunge il nome di un’altra vittima innocente, Giovanbattista “Giogiò” Cutolo, musicista dell’Orchestra Scarlatti. Giogiò era intervenuto per sedare una lite nata per futili motivi legati al parcheggio di uno scooter fuori a un pub di Piazza Municipio. Un 16enne con precedenti rispose con l’unico linguaggio con cui sapeva parlare, la violenza, così estrasse una pistola e fece fuoco, lasciando a terra il giovane Giogò, un bravissimo ragazzo totalmente estraneo a contesti criminali, intervenuto solo per sedare una lite.
Emanuele Tufano, morto per un regolamento di conti tra bande di giovanissimi
Emanuele Tufano, giovane incensurato che di giorno andava a scuola e nel pomeriggio faceva l’apprendista meccanico, morì tragicamente il 24 ottobre 2024. Fu colpito alla schiena durante una violenta e drammatica sparatoria notturna nel quartiere Pendino, in zona Corso Umberto I, in un regolamento di conti tra bande di giovanissimi armati.
Santo Romano, morto a causa di una scarpa
Anche Santo Romano, giovane promessa del calcio di 19 anni, fu ucciso a San Sebastiano al Vesuvio mentre cercava di sedare una lite nata per una scarpa pestata per sbaglio. A sparare fu un ragazzo di 17 anni e il proiettile raggiunse mortalmente Santo, che era intervenuto per fare da paciere in una lite assolutamente banale che scatenò una violenza ingiustificata.
Questi sono solo gli omicidi di vittime innocenti degli ultimi 5 anni, morti che gridano giustizia. Andando indietro nel tempo la lista è ancora più lunga e la mente vola subito ad Annalisa Durante, 14enne napoletana morta a Forcella durante una sparatoria tra clan rivali, o a Gigi Sequino e Paolo Castaldi, 20 e 21 anni, uccisi nel quartiere Pianura perché furono scambiati per guardaspalle del boss mentre discutevano di vacanze in auto.
Una lunga scia di morti inaccettabili, alla quale Napoli non può e non deve rassegnarsi. Ora lo Stato deve dare una risposta forte, concreta, tangibile, affinché nessun genitore debba più piangere un figlio per un proiettile partito per errore, per una scarpa sporcata o per una banalissima lite. Perché il prossimo potrebbe essere un nostro figlio, un nostro cugino, un nostro nipote o un nostro amico.
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