Il caso del piccolo Domenico, il bambino di soli 2 anni e 4 mesi deceduto al Monaldi di Napoli dopo un trapianto fallito a causa del cuore donato bruciato dal ghiaccio secco, si arricchisce di un nuovo, amaro capitolo. La famiglia Caliendo Mercolino, attraverso il proprio legale, ha avanzato una richiesta di risarcimento di 3 milioni di euro. La risposta dell’Azienda Ospedaliera? Un totale silenzio istituzionale, interrotto solo da una proposta giudicata “inadeguata” e “di facciata”.
Ecco i punti salienti della denuncia pubblica portata avanti dall’avvocato Francesco Petruzzi, che difende i genitori del bimbo.
Un risarcimento per evitare un nuovo calvario giudiziario
La richiesta di 3 milioni di euro, formalizzata circa 20 giorni fa tramite PEC, non voleva essere una “dichiarazione di guerra”, ma un tentativo di “bonario componimento stragiudiziale”. L’obiettivo era chiaro: evitare alla famiglia, già distrutta dal dolore, il peso di anni di contenzioso civile che si andrebbero a sommare al processo penale in corso.
L’avvocato Petruzzi ai microfoni di Fanpage ci tiene a precisare che non vi è “nulla di cui vergognarsi” in questa richiesta: “La legge riconosce espressamente il diritto delle vittime di gravi errori medici a essere risarcite per il danno biologico e morale subìto. Nessuna famiglia dovrebbe sentirsi in colpa per aver rivendicato ciò che le spetta”.
Il silenzio del Monaldi e la proposta dell’alberello
Nonostante la messa in mora e le successive richieste di incontro, il Monaldi non ha fornito alcuna risposta. Nessun diniego motivato, nessuna controproposta: le comunicazioni legali sono state semplicemente ignorate.
A generare indignazione, tuttavia, è stato un altro contatto avvenuto negli stessi giorni. Mentre taceva sulla richiesta di risarcimento, la dirigenza dell’ospedale si è fatta viva con i genitori per invitarli a piantare un alberello nel cortile dell’ospedale in memoria di Domenico. Una proposta accolta con sgomento dalla famiglia, che la ritiene “una mera operazione di maquillage istituzionale, un tentativo di riabilitare l’immagine pubblica senza assumersi alcuna responsabilità”.
L’appello alle istituzioni e la richiesta di dimissioni
Di fronte a un atteggiamento descritto come “indifferente, opaco e istituzionalmente sordo”, l’avvocato Petruzzi ha redatto una lettera aperta rivolta a Roberto Fico e ai vertici istituzionali, affinché vengano esercitati i poteri di vigilanza sull’operato dell’Azienda Ospedaliera dei Colli.
La richiesta finale è netta: le dimissioni della dirigenza del Monaldi. “Non per spirito di rivalsa – conclude il legale – ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata costituisce un rischio per i pazienti, le famiglie e per gli operatori sanitari onesti. Il Monaldi è un presidio di eccellenza della sanità campana: non merita questa dirigenza. E la famiglia Caliendo Mercolino non merita questo silenzio”.
In caso di mancato accordo stragiudiziale, la famiglia è pronta ad andare in tribunale e a segnalare la vicenda alla Corte dei Conti per l’ingiustificato aggravio di spesa pubblica che un eventuale risarcimento maggiore comporterebbe per le casse dello Stato.
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