Dopo il terribile incidente a Corso Garibaldi, dove un 34enne ha investito due donne ucraine uccidendole, arriva un’altra tragica notizia: la morte di un 84enne, Italo Ferraro, investito in Corso Vittorio Emanuele di Napoli. Secondo le informazioni raccolte da Fanpage, si tratta di un professore universitario, impegnato nelle battaglie civiche per la sicurezza e contro gli incidenti stradali, una sorta di tragica beffa del destino.
Le dinamiche dell’incidente
Il grave incidente si è verificato lunedì 23 marzo alle 19:30 al civico 532 del Corso Vittorio Emanuele. L’uomo, secondo una prima ricostruzione, stava attraversando la strada, quando è stato travolto da un motociclo Aprilia Sport City 125, guidato da una donna di 27 anni che procedeva in direzione Piazza Mazzini.
Le condizioni dell’84enne sono apparse subito gravi ed è stato trasportato all’Ospedale Pellegrini, dove purtroppo è spirato nella notte. La salma è a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per l’eventuale autopsia. La donna che guidava il motociclo è invece stata trasferita all’ospedale CTO.
Sono sopraggiunti sul luogo dell’incidente gli agenti della Polizia locale Uo Scampia, che hanno effettuato i rilievi del caso per la ricostruzione. Il motociclo, come da prassi, è stato sottoposto a sequestro, mentre alla donna è stata ritirata la patente di guida. Sono stati condotti anche degli accertamenti per verificare l’eventuale stato di alterazione della donna.
La rabbia dei comitati: “Siamo stanchi, basta morti per le strade”
La notizia, circolata in mattinata, ha trasformato l’ansia dei residenti in lutto e, soprattutto, in profonda indignazione. A farsi portavoce del quartiere è il Comitato civico “Mi Riguarda”, che già poche ore dopo l’incidente, quando il professore lottava tra la vita e la morte, aveva lanciato un durissimo atto d’accusa contro le istituzioni locali per lo stato di insicurezza in cui versa la zona.
Nel mirino dei cittadini ci sono la forte velocità dei veicoli e la scarsa illuminazione pubblica, due criticità letali che il quartiere denuncia da tempo. Ma a bruciare di più sono le promesse istituzionali cadute nel vuoto.
La scorsa estate, a luglio, i residenti avevano presentato una petizione per chiedere un intervento urgente. “L’assessore ci aveva promesso che entro la fine di novembre sarebbe stato installato un dissuasore di velocità sul lato di piazza Mazzini, vicino alle scuole, oltre a una nuova soluzione per il primo tratto di via Salvator Rosa verso il Museo”, spiegano gli attivisti del Comitato. Di quei lavori, però, non c’è mai stata traccia.
Perché i lavori sono stati bloccati? È la domanda che i cittadini provano a fare all’amministrazione da settimane, scontrandosi con quello che definiscono un vero e proprio muro di gomma. “Aspettiamo ancora di essere ricevuti per capire cosa abbia impedito il programma. Dopo due PEC e diverse telefonate a vuoto, non ci hanno ancora dato udienza. I cittadini sono stanchi, non sappiamo più che altro fare”, denunciano dal Comitato.
L’esasperazione ha spinto i residenti a scavalcare l’amministrazione comunale: a breve, infatti, una delegazione sarà ricevuta dal Prefetto e dal Questore per chiedere un intervento in materia di viabilità e controllo del territorio.
Oggi, però, è il giorno del dolore. “Il nostro comitato si stringe alla famiglia del professor Ferraro – si legge nell’ultima, amara nota diramata questa mattina – e grida giustizia per questo ennesimo episodio. I cittadini non sono protetti, nonostante le nostre continue sollecitazioni”.
Resta l’eco di una tragedia che riaccende i riflettori sull’emergenza sicurezza stradale a Napoli, costata la vita a un professionista stimato su una strada lasciata, secondo chi la abita, in balìa del pericolo.
📢 Rimani sempre aggiornato
Seguici su WhatsApp o attiva le notifiche per la tua zona








