Il caso del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di soli due anni deceduto dopo un trapianto di cuore fallito, segna un nuovo, drammatico capitolo giudiziario. Il Gip del Tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino, ha disposto la sospensione dalla professione medica per i cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, rispettivamente per 12 e 7 mesi. L’ordinanza, che accoglie le richieste della Procura di Napoli, scaturisce dalle indagini dei carabinieri del Nas e ipotizza i reati di falso materiale e ideologico in concorso. Al centro dell’inchiesta, la presunta manipolazione dei documenti clinici per coprire incongruenze temporali durante il tragico intervento del dicembre scorso. In effetti, già dalle prime indagini erano emerse ombre sugli orari dell’arrivo del cuore e del trapianto.
Orari alterati per nascondere la verità: l’ombra del falso
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dal pm Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci, i due medici avrebbero attestato il falso nella cartella clinica del piccolo Domenico. Nello specifico, avrebbero indicato orari non veritieri circa l’inizio della cardiectomia — la procedura di espianto del cuore nativo — per farli coincidere con l’arrivo dell’equipe proveniente da Bolzano.
Le indagini tecniche hanno però smentito questa versione: le operazioni sarebbero iniziate prima che i colleghi con l’organo da trapiantare varcassero la soglia del Monaldi. Un’anomalia che, per l’accusa, rappresenta un tentativo di alterare la realtà dei fatti in una vicenda che vede già sette medici indagati per omicidio colposo.
Il giallo del cuore “congelato” e l’errore fatale nel trasporto
Il trapianto, avvenuto il 23 dicembre, era destinato al fallimento prima ancora di iniziare. Il cuore donato, arrivato da Bolzano, sarebbe stato irrimediabilmente compromesso durante il trasporto a causa di una gestione errata della temperatura. L’inchiesta ha rivelato un dettaglio agghiacciante: a causa della carenza di ghiaccio tradizionale, sarebbe stato utilizzato del ghiaccio secco per conservare l’organo.
Questa scelta avrebbe causato lesioni da congelamento, rendendo il cuore inutilizzabile. Domenico è rimasto in vita per 60 giorni solo grazie ai macchinari per la circolazione extracorporea (Ecmo), spegnendosi poi il 21 febbraio tra il dolore dei familiari che oggi chiedono giustizia.
Perizie e autopsia: i segni della necrosi sul piccolo cuore
I risultati dell’incidente probatorio, svoltosi presso il Policlinico di Bari, sembrano confermare i sospetti della famiglia Caliendo-Mercolino. Gli esami condotti sui due cuori — quello originario e quello trapiantato — avrebbero evidenziato evidenti segni di necrosi provocati dalle temperature troppo basse subite dall’organo del donatore.
Ulteriori danni sarebbero stati causati dall’uso prolungato dell’Ecmo, l’estremo tentativo di tenere in vita il bambino dopo che il nuovo cuore non aveva mai ripreso a battere. Le relazioni definitive dei periti sono attese per metà ottobre e promettono di fare definitiva luce sulle responsabilità di una tragedia che ha sconvolto la sanità campana e nazionale.
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