Morte del piccolo Domenico, spuntano le chat choc: “Chissà se vado in galera”

Fine del segreto istruttorio a Napoli: spuntano gli screenshot privati dell'assistente del primario. "Gli abbiamo messo il cuore ghiacciato". I retroscena agghiaccianti taciuti fino ad oggi.

Il dramma del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo deceduto dopo quasi due mesi di agonia in seguito a un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli, si arricchisce di contorni surreali e agghiaccianti.

Con la fine del segreto istruttorio, la Procura partenopea (guidata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci) ha messo a disposizione delle parti, tra cui l’avvocato della famiglia Francesco Petruzzi, una serie di documenti esplosivi. Tra questi, come riporta oggi Fanpage, spuntano gli screenshot delle chat private di Emma Bergonzoni, assistente del cardiochirurgo Guido Oppido.

Messaggi che descrivono scene di panico in sala operatoria, errori logistici fatali e, soprattutto, omissioni di comunicazione che avrebbero condannato il neonato, tanto da spingere la dottoressa, oggi indagata insieme ad altri sei colleghi, a una cruda ammissione: “[… ] ne abbiamo viste di cazzate ma questa le batte tutte”.

Il fumo dal box e il silenzio fatale in sala operatoria

Secondo la ricostruzione emersa dalle chat, la tragedia si consuma nel momento in cui il box frigo proveniente da Bolzano fa il suo ingresso in sala operatoria. All’apertura del contenitore, i sanitari vengono investiti dal fumo tipico del ghiaccio secco.

Un errore clamoroso avvenuto alla partenza, dove alla dottoressa Gabriella Farina, che aveva richiesto ghiaccio naturale, sarebbe stato fornito quello chimico. Davanti alla scoperta del cuore letteralmente inglobato in un blocco di ghiaccio, lo sconforto avvolge lo staff medico, “come tutti”, confida la Bergonzoni.

Eppure, in quei minuti concitati, nessuno avrebbe avvisato il primario Guido Oppido. Ricevuto un fraintendibile cenno di assenso, il chirurgo avrebbe proceduto ignaro: “Nessuno ha detto un cazzo della serie “Oppido fermati che c’è un problema”… no, abbiamo continuato la cardiectomia e non ci hanno fermato – scrive l’assistente – cercavano di spaccare il ghiaccio per prendere la confezione”.

L’espianto “alla cieca” e il terrore del carcere

Quando l’irreparabile è ormai compiuto e il cuore originario del piccolo Domenico è stato rimosso, ai chirurghi non sarebbe rimasta altra scelta. L’organo donato era ormai compromesso, eppure, confessa la Bergonzoni, “gli abbiamo messo il cuore ghiacciato”.

Lo sgomento trapela anche dalle domande del suo interlocutore in chat, che chiede: “Ma perché nessuno gli ha detto un cazzo prima di togliere il cuore?”. La risposta dell’assistente fotografa il caos e la frustrazione del momento: “Ma che cazzo ne so. Ed è quello la cosa che l’ha fatto incazzare di più. Che nessuno gli abbia detto niente”.

Una consapevolezza tragica che, secondo la dottoressa, non è un segreto tra le mura della struttura: “Ovviamente tutto il Monaldi lo sa – avrebbe scritto ancora – che abbiamo impiantato un cuore congelato. E non è un eufemismo. Era ghiacciato“. Un peso insostenibile che culmina in un ultimo, drammatico sfogo via messaggio: “Chissà se vado in galera”.