Follia di Montesanto: un tradimento dietro la rissa col mitra?

Una lite per motivi sentimentali o una copertura per affari criminali? Ecco cosa emerge dalle indagini sulla sparatoria di Montesanto a Napoli. I video shock e i nomi dei quattro fermati.

Una storia di presunti tradimenti e gelosie sarebbe alla base della violenta sparatoria che lo scorso 29 giugno ha trasformato la piazzetta di Montesanto, nel cuore di Napoli, in uno scenario da guerra. È questa la pista principale seguita dagli inquirenti per spiegare l’incredibile sequenza di violenza immortalata dai passanti: una rissa tra residenti della zona sfociata nell’esplosione di colpi di pistola e nell’apparizione ravvicinata di un micidiale fucile d’assalto Kalashnikov tra i pendolari della stazione Cumana.

Video shock e il terrore tra i passanti a Montesanto

Le immagini, diventate virali in poche ore, descrivono un’escalation di violenza inaudita. Tutto ha inizio con una rissa furibonda davanti alla stazione, con lanci di sedie, caschi e cassonetti ribaltati. Poi, il “salto di qualità criminale”: un uomo estrae una pistola da un’auto e spara un colpo in aria per intimidire i rivali. Pochi istanti dopo, un secondo uomo compare imbracciando un Ak-47, senza fare nulla per nascondere l’arma da guerra. I video mostrano chiaramente il giovane con il mitra venire allontanato quasi con noncuranza da un conoscente, mentre la folla intorno cerca riparo.

Tre fermi e un arsenale sequestrato

La risposta dello Stato non si è fatta attendere. Dopo il primo arresto di Giovanni Calvanese, 38 anni, trovato con una pistola calibro 9 clandestina in camera da letto, la Polizia di Stato ha eseguito tre fermi nella serata di ieri. Sottoposti a fermo Emanuele Iaccarino, identificato come l’uomo che impugnava il Kalashnikov, la sua compagna Arianna Rossetti, accusata di aver occultato l’arma, e Giuseppe Triuolo, l’uomo vestito di nero che avrebbe esploso il primo colpo in aria. Il Kalashnikov, simbolo della spregiudicatezza dei soggetti coinvolti, è stato rinvenuto dagli agenti nascosto sotto un’auto parcheggiata poco distante dal luogo del delitto.

Movente passionale o “versione di comodo”?

Resta ora il nodo del movente. Sebbene tra i vicoli di Montesanto e sui social circoli con insistenza la voce di una lite scoppiata per “corna” e tradimenti, gli inquirenti mantengono un cauto riserbo. Se da un lato il movente sentimentale è compatibile con l’irruenza di certi contesti, dall’altro non si esclude che la “storia passionale” sia solo una messinscena costruita ad arte.

Il sospetto della Procura è che la versione del tradimento serva a coprire frizioni ben più profonde legate alla microeconomia criminale della zona, evitando così di attirare l’attenzione degli investigatori sui traffici illeciti che gravitano attorno al quartiere.