Napoli ha le idee chiare sul referendum 2026 sulla giustizia: il No viaggia con una percentuale del 75,8%, contro il 24,2% del sì. La Campania risulta la regione con la più alta percentuale a favore del No: oltre il 65% rispetto alla media nazionale del 54%.
Referendum 2026 sulla giustizia, i numeri a Napoli
In città si è registrata un’affluenza pari al 49,51%, al di sotto della media nazionale che si è attestata al 58,8%, ma comunque migliore del 39,60% delle ultime elezioni regionali.
Nel capoluogo campano si sono schierati a favore del No sia il sindaco, Gaetano Manfredi, sia il presidente della Regione, Roberto Fico, cosa che potrebbe aver fatto pendere l’ago della bilancia proprio a favore del No.
Decisive anche le prese di posizione di due importanti magistrati, come Nicola Gratteri e Aldo Policastro, che si sono schierati contro la riforma e che si sono spesso scontrati con il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Il No verso la vittoria
Il fronte del No si avvia verso la vittoria nel referendum costituzionale, sfiorando il 54% dei consensi quando lo scrutinio è ormai vicino alla conclusione. I dati, ancora provvisori, arrivano dalle operazioni di spoglio iniziate alle 15, subito dopo la chiusura dei seggi.
Con il 53,79% dei voti contrari e il 46,21% favorevoli, la riforma della giustizia proposta dal governo Meloni appare nettamente bocciata. Un margine considerato ormai definitivo, rafforzato anche dalle proiezioni basate su dati reali. Secondo Opinio Italia per la Rai, il No si attesta al 53,9%, mentre il Sì al 46,1%, con una copertura del campione pari al 37%.
Il divario tra i due schieramenti risulta più ampio rispetto a quanto indicato dagli exit poll diffusi alla chiusura delle urne, che attribuivano al Sì una forchetta tra il 47 e il 51% e al No tra il 49 e il 53%. Una tendenza confermata anche dagli instant poll di La7 e Sky, ora superati da un quadro che sembra premiare con chiarezza i contrari alla riforma.
Le reazioni della politica
Non si sono fatte attendere le reazioni della politica, a partire da Giorgia Meloni che senza mezzi termini ha ammesso la sconfitta, dicendosi rammaricata per l’occasione persa di modernizzare l’Italia, pur rispettando la volontà del popolo. Deluso anche Carlo Nordio, titolare della riforma, che però non attribuisce alcun peso politico alla sconfitta.
Giuseppe Conte, leader del M5S, è stato invece lapidario: “È un avviso di sfratto al governo”. Altrettanto pungente Matteo Renzi, presidente di Italia Viva: “Io mi dimisi. Meloni avrà lo stesso coraggio?”. Entrambi i leader hanno evocato le primarie nel centrosinistra, mentre il segretario Cgil Maurizio Landini, che spesso si è scontrato con Meloni, ha parlato di una “nuova primavera”, dando appuntamento a piazza Barberini alle 18:00 per i festeggiamenti.
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