Gli uffici anagrafici trasformati in un vero e proprio bazar dell’illegalità. Una “casbah” istituzionale dove il rilascio di documenti e carte d’identità per cittadini extracomunitari non seguiva la legge, ma le regole di un mercato nero fatto di bustarelle e, nel peggiore dei casi, di squallidi ricatti a sfondo sessuale.
È uno spaccato sconcertante quello svelato da una complessa inchiesta condotta in sinergia dalla Polizia Locale e dai Carabinieri. Sotto la lente dei magistrati sono finite le sedi napoletane di piazza Dante, nella Seconda Municipalità, e di via Lieti a Capodimonte, nella Terza.
L’indagine, coordinata dai pm Ciro Capasso e Luigi Landolfi insieme alla procuratrice aggiunta Giuseppina Loreto, si è appena abbattuta come un terremoto sugli uffici comunali, chiudendosi con un maxi-elenco di ben 119 indagati che spazia tra ex dipendenti, intermediari senza scrupoli e beneficiari finali.
Il “tariffario” della corruzione: dai contanti ai ricatti sessuali
Al vertice di questo presunto ingranaggio illecito gli inquirenti collocano tre figure chiave. Il ruolo di procacciatore d’affari sarebbe stato ricoperto da un 53enne cingalese, considerato la mente organizzativa delle due associazioni per delinquere. L’uomo faceva da ponte tra gli sportelli e i disperati bisognosi di documenti, imponendo tariffe tra i 100 e i 500 euro a pratica.
I contatti interni erano invece garantiti da due impiegati italiani: un 66enne a piazza Dante e un 68enne in via Lieti. I dipendenti infedeli si accontentavano di incassare tra i 20 e i 50 euro per ogni singola pratica “sbloccata”.
Ma l’inchiesta svela un dettaglio ancora più inquietante: il 66enne non si sarebbe limitato a intascare denaro. In almeno quattro episodi accertati tra giugno e novembre 2021, avrebbe infatti preteso prestazioni sessuali in cambio dell’agognata firma per la lavorazione delle pratiche di residenza.
La rete clientelare, l’ex consigliere e i video
Il sistema illecito non si fermava ai soli impiegati di basso livello, ma arrivava a lambire la politica locale. Nel filone di via Lieti spicca infatti il nome di un ex consigliere della Terza Municipalità, accusato di aver creato una fitta rete clientelare per ottenere certificati con la complicità degli sportellisti, arrivando talvolta a operare direttamente dalle postazioni informatiche riservate ai dipendenti.
Un quadro di corruzione diffusa che vede coinvolti altri due ex comunali e un esercito di beneficiari pachistani, rumeni, cinesi e cingalesi, tutti disposti a pagare pur di ottenere le preziose scartoffie. Ora la parola passa alle difese: con la notifica di fine indagini, gli avvocati potranno presentare memorie o chiedere interrogatori prima della richiesta di rinvio a giudizio.
A pesare come macigni sull’impianto accusatorio, però, ci sono decine di intercettazioni audio e video che avrebbero immortalato, in modo inequivocabile, l’osceno mercato nascosto tra le mura dei municipi.
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