In un recente articolo ti ho parlato dei 4 possibili scenari nel Medio Oriente, dove è scoppiata una guerra sanguinosa che sta impattando sulla nostra vita quotidiana. Sicuramente avrai notato che alle pompe i prezzi del diesel e della benzina sono schizzati alle stelle, conseguenza naturale della chiusura dello stretto di Hormuz, dove passa il 20% del petrolio mondiale. Sicuramente quello che sta succedendo in Medio Oriente ha un impatto sui costi, dalle materie prime ai carburanti fino all’energia e al gas, eppure sui social stanno girando foto di utenti, documentate anche da giornali e quotidiani locali, che mostrano i prezzi dei carburanti in Slovenia decisamente più bassi rispetto all’Italia. Perché?
La differenza dei prezzi di carburanti tra Italia e Slovenia
Il prezzo medio in Italia, oggi, è di circa 2,05 € per il diesel e di 2,15 € per la benzina (centesimo più, centesimo meno). Questi stessi prezzi sono stati segnalati in alcune pompe del Friuli, eppure a pochi chilometri di distanza, in Slovenia, i costi sono completamente diversi: 1,46 € per il diesel e 1,43 € per la benzina.
Si tratta di una differenza di circa 60 centesimi al litro e, facendo due rapidi calcoli, significa che un pieno da 50 litri in Italia può costare fino a 30 euro in più rispetto a chi fa il pieno in Slovenia.
Ma da dove nasce allora quest’impennata dei prezzi? Come al solito Governo, produttori e distributori si rimpallano le responsabilità, oppure dicono che la colpa è delle tensioni internazionali, della guerra e dell’aumento del petrolio.
Ma la domanda è una: questo non vale anche per la Slovenia, a un tiro di schioppo dall’Italia? La verità è tristemente semplice: l’Italia è uno dei paesi più tassati d’Europa per quanto riguarda il carburante. Basti considerare che, metà di quello che paghiamo, rappresenta accise e IVA.
Del resto, basta andare oltreconfine, in un paese che dista pochi chilometri dall’Italia, per scoprire quanto possano incidere accise e IVA sulla benzina che, attenzione, non è un bene di lusso, ma possiamo definirlo tranquillamente un bene di prima necessità poiché serve per spostarsi, lavorare, far viaggiare le merci, ma alimenta anche le barche che pescano i pesci che arrivano sulle nostre tavole e le macchine utilizzate nelle nostre industrie.
Quando il prezzo del carburante raggiunge questi livelli, il problema non è solo economico, ma sociale, poiché impatta direttamente sulla vita delle famiglie italiane. Forse è arrivato il momento di chiedere, a viva voce, un taglio netto sulla fiscalità dei carburanti in Italia, perché non è giusto che il conto finale, salatissimo, lo paghino sempre e comunque i cittadini.

