Dal giorno della vittoria di Sal da Vinci a Sanremo 2026, addosso al cantante napoletano è stato vomitato ogni tipo di pregiudizio intriso di malcelato razzismo. Dalla giornalista Paola Italiano, secondo la quale la canzone napoletana ha fatto più male alla musica popolare italiana che la peste del Trecento, fino ad Aldo Cazzullo, secondo il quale la canzone di Sal da Vinci sarebbe perfetta per un matrimonio di camorra.
A loro si sono aggiunti Eros Ramazzotti, secondo il quale “Per sempre sì” è un pezzo vintage che non rappresenta la musica italiana, fino alla scrittrice Sara Argentiero, che ha parlato della “napoletanizzazione” del festival di Sanremo in senso negativo (post poi cancellato). Il post è stato commentato anche da Francesco Baccini, che ha scritto: “L’anno prossimo sarà peggio”, senza però aggiungere altro né spiegare meglio la sua frase.
A difesa di Sal da Vinci c’è stata una levata di scudi di artisti e personaggi illustri napoletani, da Gianfranco Gallo e Maurizio De Giovanni, fino a don Maurizio Patriciello, il parroco che da anni lotta contro la camorra a Caivano.
L’invito di don Maurizio Patriciello
In un post di qualche giorno fa don Maurizio Patriciello aveva risposto a Cazzullo, invitandolo a uscire fuori dai suoi gusti personali e abbracciare invece il dibattito.
“Credo che un uomo di cultura dovrebbe – dico dovrebbe – sforzarsi di andare al di là dei gusti personali per cercare di capire il perché migliaia di persone impazziscono per una canzone, un libro, un film, un modo di vestire, una preghiera che a lui non dicono niente. Cercare di capire per poter esprimere un proprio parere, ma senza offendere chi la pensa diversamente da lui. È difficile, lo so. Ma, tutto sommato, è ancora possibile” – queste le parole del parroco, che ha poi invitato pubblicamente il cantante a Caivano.
Ebbene, proprio nella giornata di ieri, 10 marzo, don Maurizio Patriciello ha annunciato che Sal da Vinci ha accettato l’invito e sarà a Caivano appena possibile. Un modo per porre definitivamente fine a una polemica sterile e inutile, che è andata ben oltre i gusti personali e che è sfociata in commenti poco piacevoli, spesso intrisi di pregiudizi, per un artista che ha fatto tanta gavetta e che merita il successo che sta ottenendo.
Don Maurizio Patriciello e Caivano: una storia di resistenza
Don Maurizio Patriciello è il parroco della parrocchia San Paolo Apostolo nel Parco Verde di Caivano, uno dei contesti sociali più difficili della provincia napoletana. Da anni è in prima linea nella lotta contro la camorra e il degrado del territorio, guadagnandosi un'autorevolezza morale che travalica i confini della comunità locale: è diventato una delle voci più ascoltate e rispettate del Mezzogiorno sui temi della legalità, della sicurezza e dell'emergenza educativa giovanile.
Caivano, comune di circa 38.000 abitanti nell'Area Metropolitana di Napoli, è tornato al centro dell'attenzione nazionale nell'estate del 2023 in seguito a gravi fatti di cronaca che avevano scosso l'opinione pubblica. Il cosiddetto “decreto Caivano” varato dal Governo ha cercato di rispondere all'emergenza con misure specifiche che spaziano dalla sicurezza pubblica al contrasto alla dispersione scolastica, riconoscendo implicitamente che il problema di Caivano è un problema dell'intero Paese.
Don Patriciello, in quel contesto difficilissimo, ha continuato a fare quello che fa da sempre: stare accanto alle famiglie, ai giovani e agli ultimi. Il suo invito a Sal da Vinci non è un gesto di circostanza, ma una scelta precisa: portare a Caivano la musica, la bellezza e un messaggio concreto di speranza. Dire ai ragazzi del quartiere che si può costruire un futuro diverso attraverso il talento e il lavoro, e che la cultura napoletana autentica è un patrimonio di cui essere profondamente fieri.
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