È morto suicida Antonio Meglio, il 39enne di Pianura che aveva aggredito una donna su un bus al Vomero lo scorso 5 marzo senza un reale motivo. La notizia, riportata anche da Fanpage, è stata confermata dall’avvocato dell’uomo.
Il suicidio all’ospedale San Giovanni Bosco
Il 39enne, dopo l’aggressione alla donna, aveva tentato il suicidio e per questo motivo era stato ricoverato all’ospedale San Giovanni Bosco nel reparto di Psichiatria, dove era piantonato dalle forze dell’ordine. Il nuovo tentativo di suicidio, purtroppo riuscito questa volta, si è verificato ieri sera 9 marzo, verso le 21:30. Da quanto si apprende Meglio era seguito dall’Asl locale per problemi psichiatrici e, negli ultimi tempi, sembra che si fosse affidato a specialisti privati.
L’aggressione terrificante di Antonio Meglio
Antonio Meglio è finito sotto le luci dei riflettori la sera del 5 marzo quando, sull’autobus 132 che percorre la zona collinare di Napoli, all’altezza di via Simone Martini ha colpito una 32enne al volto e alle mani, per poi tenerla in ostaggio per almeno 15 minuti, 15 minuti che la povera ragazza non dimenticherà mai.
Agli inquirenti il 39enne avrebbe detto di aver subito una truffa amorosa da una escort, quindi voleva vendicarsi in qualche modo del genere femminile, scegliendo una vittima a caso, purché donna.
Hanno provato a intervenire alcuni passanti per calmarlo, ma solo l’intervento dei carabinieri è riuscito a liberare la ragazza e a portare via l’uomo, che ha rischiato seriamente il linciaggio.
Una tragedia evitabile?
Purtroppo, quando si verificano questi episodi, ci si pone sempre la stessa domanda: si poteva evitare la tragedia? Di episodi simili, anche recenti, ne è piena la cronaca italiana. Basti ricordare l’uomo cinese, irregolare in Italia e con problemi psichiatrici, che ha rubato una pistola a una guardia giurata per poi fare fuoco contro la polizia; ancora più tragico il caso di Moussa Sangare, che ha ucciso una ragazza a caso, Sharon Verzeni, la cui unica colpa è stata di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.
Ne potrei elencare decine di casi così, ma la cosa più grave è che tutte queste persone avevano dato segnali preoccupanti di squilibrio mentale, mettendo a rischio la loro stessa vita e quella degli altri. Perché si interviene sempre quando ci è scappato il morto? Serve un intervento netto e forte delle autorità competenti per mettere in sicurezza e aiutare queste persone, quando si manifestano campanelli d’allarme preoccupanti, prima che possano nuocere a loro stesse o agli altri.

