Napoli-Sassuolo Primavera, follia di un giocatore neroverde: aggredisce l’arbitro dopo essere stato espulso

Deprecabile episodio in Napoli-Sassuolo Primavera: un centrocampista neroverde aggredisce l'arbitro dopo l'espulsione. Duro comunicato del club.

Nel “calcio dei grandi” da poco si sta spegnendo l’eco della simulazione di Bastoni in Inter-Juventus, costata un’ingiusta espulsione al bianconero Kalulu, e intanto scoppia un altro caso sui campi minori che getta ancora ombre sul nostro calcio: un baby-calciatore ha aggredito l’arbitro. L’episodio è ancora più sconcertante poiché è avvenuto nel campionato Primavera, quando i ragazzi sono appena maggiorenni e quindi meno smaliziati rispetto ai big che giocano nei campionati maggiori.

Napoli-Sassuolo Primavera: il centrocampista Tomsa perde la testa

L’inquietante episodio si è verificato in Napoli-Sassuolo Primavera quando, esattamente al minuto ’63, il baby centrocampista rumeno Troy Tomsa è stato espulso per proteste dall’arbitro Mattia Maresca, fratello di quel Fabio Maresca che arbitra in serie A e anche sui campi internazionali.

Ebbene, dopo il rosso, Tomsa si è avvicinato minaccioso all’arbitro, lo ha insultato, lo ha afferrato e lo ha strattonato per la casacca. È intervenuto un baby-calciatore del Napoli, Smeraldi, per bloccare il centrocampista neroverde, che poi ha spintonato via anche il responsabile del settore giovanile Carbone che era andato a fermarlo.

Per la cronaca il punteggio, prima di quell’episodio, era di 3-2 per il Napoli, che poi ha dilagato vincendo 5-2. Un episodio sconcertante, una cartina da tornasole desolante e preoccupante per un calcio italiano sempre più alla deriva, soprattutto se si considera che il protagonista è un ragazzo giovanissimo.

La decisa presa di posizione del Sassuolo

Il Sassuolo non ha fatto sconti e ha rilasciato un duro comunicato contro il suo giocatore, sottolineando che la correttezza in campo e la lealtà sono valori fondanti per il club. Ecco il comunicato rilasciato sul sito: “L’U.S. Sassuolo Calcio condanna con fermezza il comportamento tenuto da Troy Tomsa nei confronti del direttore di gara, il Sig. Mattia Maresca, in occasione della gara della 29ª giornata del campionato Primavera 1 tra Napoli e Sassuolo.

La società ritiene che episodi di questo tipo siano inaccettabili e in totale contrasto con i valori di rispetto e correttezza che rappresentano i principi fondamentali dello sport e che il Sassuolo Calcio promuove costantemente.

Il club ha già avviato le opportune valutazioni interne e provvederà ad adottare seri provvedimenti disciplinari nei confronti del calciatore.

Il Sassuolo Calcio ribadisce inoltre il proprio impegno nel promuovere, attraverso l’attività sportiva e i numerosi progetti formativi del club, i valori educativi che devono accompagnare la crescita degli atleti e delle atlete”.

Le sanzioni della FIGC per le aggressioni agli arbitri

Il sistema sportivo italiano prevede sanzioni severe per i comportamenti violenti nei confronti dei direttori di gara. Secondo il Codice di Giustizia Sportiva della FIGC, le aggressioni fisiche agli arbitri rientrano tra le condotte più gravi e possono comportare squalifiche di lunghissima durata, fino alla sospensione a vita nei casi estremi. Le disposizioni prevedono che tali comportamenti vengano valutati dal Tribunale Federale Nazionale, che può comminare pene dai cinque ai dieci anni di squalifica — o anche superiori — per le forme più gravi di aggressione fisica a un ufficiale di gara.

Per Troy Tomsa, il Giudice Sportivo dovrà valutare le immagini della partita, il referto dell'arbitro e le testimonianze disponibili prima di emettere la propria sentenza. La condanna pubblica del Sassuolo nei confronti del proprio giocatore è un segnale importante: i club hanno la responsabilità di educare i propri atleti al rispetto delle regole e dell'autorità, a partire dalle giovanili dove si formano i valori sportivi di base.

L'episodio apre una riflessione più ampia sulla formazione dei calciatori: il calcio giovanile, più di quello professionistico, dovrebbe essere il luogo in cui si costruisce il carattere, si interiorizzano i valori del fair play e si impara a gestire la frustrazione di un risultato sfavorevole senza trasformarla in aggressività. Un lavoro educativo che spetta in egual misura ad allenatori, società e famiglie.