Monte di Procida, perla dei Campi Flegrei, sta perdendo la sua serenità. Quello che un tempo era un paese tranquillo si sta trasformando, stando alle numerose e accorate segnalazioni dei residenti, in un territorio dove il rispetto delle regole sembra diventato un optional.
Dalle ore diurne fino a notte fonda, le strade si dividono tra il pericolo delle biciclette elettriche guidate in modo spericolato e il frastuono assordante di motociclette che scambiano il centro abitato per un circuito di Formula 1. La cittadinanza è esasperata e chiede a gran voce che le istituzioni escano dal silenzio.
Notti insonni: quando la strada diventa un circuito clandestino
Il problema più sentito riguarda l’inquinamento acustico e la sicurezza notturna. Piazza 27 Gennaio, Via Roma e la Panoramica vengono descritte come piste per gare di velocità. Motociclette di grossa cilindrata, spesso con scarichi alterati per aumentare il rumore (le cosiddette “moto smarmittate”), sfrecciano fino alle tre del mattino, impedendo il riposo a lavoratori, anziani e bambini.
“I miei figli si svegliano e piangono”, racconta un genitore stremato. Non si tratta solo di fastidio, ma di una palese violazione dell’Articolo 155 del Codice della Strada, che vieta rumori molesti e l’alterazione dei silenziatori. A questo si aggiunge il degrado delle infrastrutture, come la grata di via Roma, rotta da mesi, che amplifica ogni passaggio trasformando il sonno dei residenti in un incubo costante.
Il “Far West” delle due ruote: giovani in pericolo su Via Le Croci
L’allarme non riguarda solo la notte. Durante il giorno, la preoccupazione si sposta su Via Le Croci e altre zone limitrofe, dove ragazzini — spesso minorenni — sfrecciano su biciclette elettriche o motorini senza alcuna protezione. Scene di ragazzi in due o tre su un solo mezzo, rigorosamente senza casco e in totale spregio delle norme di precedenza, sono ormai all’ordine del giorno.
Questa mancanza di senso civico mette a rischio non solo i giovani stessi, ma anche pedoni e automobilisti, costretti a manovre d’emergenza per evitare impatti tragici. È un problema educativo, certo, ma è anche un problema di vigilanza che non può più essere ignorato prima che si verifichi l’irreparabile.
Un appello alle Istituzioni: servono controlli, non etichette
Ciò che più ferisce i cittadini di Monte di Procida, oltre al rumore e al pericolo, è il senso di abbandono. Chi segnala il disagio chiede semplicemente che le leggi esistenti vengano applicate, ma spesso si sente rispondere che “non si può fare nulla” o, peggio, viene etichettato come “polemico” o “negativo”.
Chiedere il rispetto del diritto al riposo e alla sicurezza non è un atto di ostilità, ma un esercizio di cittadinanza attiva. Chiediamo con forza interventi mirati: pattugliamenti serali, posti di blocco per verificare l’omologazione degli scarichi e un presidio costante del territorio. Le autorità hanno gli strumenti per intervenire; ciò che serve ora è la volontà politica di riportare l’ordine e la legalità nelle strade del nostro paese. È tempo di passare dalle parole ai fatti.
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