Ieri mattina le ruspe hanno iniziato a cancellare fisicamente oltre cinquant’anni di storia criminale. A Torre Annunziata è iniziato l’abbattimento di Palazzo Fienga, per decenni considerata la roccaforte inespugnabile del clan Gionta e centro nevralgico di traffici illeciti, alleanze sanguinarie e spietati omicidi.
Una giornata che segna la fine di un’epoca, celebrata alla presenza delle più alte cariche dello Stato, giunte nel Vesuviano per testimoniare la vittoria della legalità. Alla caduta dei primi calcinacci hanno assistito i ministri Matteo Piantedosi (Interno) e Matteo Salvini (Trasporti), la presidente della commissione antimafia Chiara Colosimo, il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi.
Ma la presenza più silenziosa e potente è stata forse quella di Paolo Siani, fratello di Giancarlo, il giornalista ucciso dalla camorra nel 1985, il cui destino si è tragicamente intrecciato proprio con le decisioni prese tra quelle mura.
Addio a “Fortapasc”: crolla il centro direzionale della criminalità
Per decenni, Palazzo Fienga non è stato solo un edificio, ma la “sede sociale di un potere criminale violento e oppressivo”, come lo ha definito il procuratore Melillo. Confiscato e sgomberato definitivamente nel 2015, è rimasto per anni un vuoto urbano, una ferita aperta e ingombrante a ricordare a tutti chi comandasse sul territorio.
Soprannominato “Fortapasc” – appellativo che ha ispirato il celebre film di Marco Risi dedicato a Siani – il palazzo è stato il teatro delle decisioni più buie delle guerre di camorra. “Qui radiamo al suolo un simbolo della presenza sanguinaria della camorra” ha dichiarato con forza il ministro Piantedosi, sottolineando l’importanza di spazzare via non solo i criminali, ma anche i loro monumenti di potere.
Nel nome di Giancarlo: le istituzioni fanno quadrato
L’abbattimento del palazzo non è solo una questione urbanistica, ma un profondo messaggio civile. La politica ha scelto di mostrarsi compatta, con il vicepremier Salvini che ha lanciato un forte appello affinché “la politica sia unita di fronte alla lotta alla mafia, vincendo senza polemiche”.
Ma il momento di maggiore commozione è stato regalato da Paolo Siani: “Sono venuto perché attraverso i miei occhi vorrei che lui da lassù potesse vedere. Oggi forse per Giancarlo è una piccola rivincita”. Lo stesso procuratore Melillo ha ricordato come l’omicidio di Siani, che ha interpretato al massimo livello il dovere dell’informazione, meriti ancora approfondimenti processuali per far emergere tutta la verità.
Dalle macerie alla “Piazza della Legalità”: la vera sfida inizia ora
Abbassato il polverone delle macerie, cosa resterà a Torre Annunziata? L’obiettivo è trasformare un luogo brutto ed esclusivo in uno spazio aperto e inclusivo. Al posto di Palazzo Fienga sorgerà un grande progetto di rigenerazione urbana: un parco pubblico e una piazza, che probabilmente saranno intitolati proprio a Giancarlo Siani.
“Oggi è una giornata storica, si realizza il riscatto di un’intera comunità” ha commentato il Prefetto Michele di Bari. Tuttavia, l’avvertimento più lucido è arrivato dal sindaco metropolitano Manfredi e da Paolo Siani: distruggere il cemento non basta.
“Oggi va giù un simbolo, ma non scompare la camorra”, ha ricordato Siani. “Il cambiamento non deve essere solo fisico, ma sociale” ha fatto eco Manfredi. La demolizione è compiuta, ma la vera sfida, quella per conquistare le menti e strapparle alla criminalità, comincia adesso, proprio sopra queste macerie.
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