Difende l’assassino delle due donne a Pollena Trocchia: “È un buon padre”

La moglie dell'uomo lo difende durante la trasmissione "Chi l'ha visto?", sostenendo che è un buon padre e un buon marito. Scopri i dettagli agghiaccianti e come è stato incastrato.

“Lo stavo aiutando, non si è voluto fare aiutare. È un buon padre e un buon marito”. Sono dichiarazioni che fanno discutere e stringere il cuore quelle rilasciate ai microfoni della nota trasmissione di Rai Tre “Chi l’ha visto?”.

A parlare è la moglie di Mario Landolfi, il 49enne di Sant’Anastasia attualmente in carcere con la pesantissima accusa di duplice omicidio.

La donna, pur provata dalla tragedia, ha tentato di difendere il consorte davanti alle telecamere, giustificando il suo gesto estremo con presunti problemi psichiatrici: “Non sta bene con la testa” – ha aggiunto la donna, provando a dare una spiegazione all’orrore indicibile che ha coinvolto due giovani donne.

Il macabro ritrovamento e la confessione

La vicenda ruota attorno a un epilogo raccapricciante avvenuto tra sabato 16 e domenica 17 maggio. Le vittime sono Sara Tkacz, 29enne originaria di Santa Maria Capua Vetere, e Lyuba Hlyva, di nazionalità ucraina.

I loro corpi senza vita sono stati rinvenuti dai carabinieri nella notte di lunedì 18 maggio, precipitati in un vano ascensore vuoto all’interno del Parco Europa, in viale Italia a Pollena Trocchia. Messo alle strette, Landolfi ha confessato: avrebbe spinto le due donne nel vuoto al culmine di una violenta lite scoppiata per il pagamento di alcune prestazioni sessuali.

La doppia vita e l’ombra del passato

Dietro la facciata del “buon padre di famiglia” descritto dalla moglie, sembra nascondersi una realtà ben diversa. Secondo le ricostruzioni emerse anche durante la puntata di “Chi l’ha visto?”, Landolfi frequentava abitualmente la zona di Gianturco, un’area di Napoli tristemente nota per il fenomeno della prostituzione.

Le indagini ora si stanno allargando: gli inquirenti vogliono vederci chiaro e stanno scavando nel passato del 49enne per capire se, prima di questo tragico weekend, si siano verificati altri episodi di violenza simili rimasti nell’ombra.

Incastrato dai testimoni nel buio

Ma come si è arrivati alla cattura di Landolfi? A tradire l’uomo è stata una fatale disattenzione. Il killer ha infatti confessato ai carabinieri della tenenza di Cercola dopo essere stato fermato grazie a una testimonianza chiave: quella di quattro giovani.

I ragazzi, domenica sera, si trovavano in due diverse automobili proprio in viale Italia, nei pressi del luogo del delitto, notando movimenti sospetti che hanno permesso alle forze dell’ordine di chiudere il cerchio. Ieri, il gip del tribunale di Nola ha ufficialmente convalidato il fermo, confermando per il 49enne la misura cautelare in carcere, mentre si continua a lavorare per ricostruire ogni millimetro dell’esatta dinamica della strage.