Si stringe il cerchio attorno alla sparatoria avvenuta la sera del 16 giugno in via Vigliena, nel quartiere San Giovanni a Teduccio, a Napoli. La Polizia di Stato ha eseguito il 18 giugno un fermo di polizia giudiziaria nei confronti di un uomo con precedenti di polizia, ritenuto responsabile del reato di triplice tentato omicidio. Nell’episodio erano rimaste ferite tre persone appartenenti allo stesso nucleo familiare: un padre di 59 anni e i suoi due figli, di 34 e 33 anni.
Gli spari al culmine di una lite
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile di Napoli, la sparatoria sarebbe scoppiata al termine di una lite degenerata in violenza. L’uomo fermato avrebbe esploso diversi colpi d’arma da fuoco contro le tre vittime, raggiungendole alle gambe.
I feriti sono stati identificati come S.A., 59 anni, colpito alla gamba sinistra, e i figli V.A., 34 anni, e U.A., 33 anni, entrambi raggiunti da proiettili alla gamba destra. Dopo i soccorsi, i tre sono stati trasportati in ospedali differenti: il 34enne al Vecchio Pellegrini, il fratello al Cardarelli e il padre all’Ospedale del Mare. Nessuno di loro, secondo quanto riferito dai sanitari, è mai stato considerato in pericolo di vita.
La fuga e il fermo del sospettato
Subito dopo il fatto il presunto responsabile si era reso irreperibile, facendo perdere le proprie tracce. Le immediate attività investigative e le ricerche avviate dalla Squadra Mobile hanno però consentito di localizzarlo e rintracciarlo nel giro di pochi giorni.
Una volta eseguito il fermo di polizia giudiziaria, l’uomo è stato condotto presso la Casa Circondariale di Poggioreale “Giuseppe Salvia”, dove è rimasto a disposizione dell’Autorità giudiziaria. Il provvedimento, richiesto dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, è stato successivamente convalidato dal giudice per le indagini preliminari, che ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare in carcere.
Le indagini e la presunzione di innocenza
Gli investigatori continuano a lavorare per chiarire ogni dettaglio della vicenda, anche se l’ipotesi principale resta quella di una lite sfociata nella sparatoria. A orientare le indagini in questa direzione sarebbero stati sia la natura delle ferite, tutte localizzate agli arti inferiori, sia il coinvolgimento di persone appartenenti alla stessa famiglia. Secondo quanto emerso, anche le tre vittime risulterebbero avere alcuni precedenti.
Come previsto dalla legge, la misura cautelare è stata adottata nella fase delle indagini preliminari e può essere impugnata. L’indagato resta pertanto da considerarsi presunto innocente fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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