La musica italiana perde uno dei suoi padri fondatori, e Napoli piange un concittadino d’eccezione, un figlio adottivo che l’aveva amata, cantata e compresa incondizionatamente. Nella notte tra lunedì 23 e martedì 24 marzo si è spento Gino Paoli. Nato a Monfalcone il 23 settembre 1934, Paoli è stato molto più di un semplice cantautore: è stato un poeta capace di tradurre i sentimenti universali in melodie indimenticabili che hanno fatto da colonna sonora a intere generazioni.
Con la sua scomparsa, il paese saluta l’ultimo grande esponente della celeberrima e irripetibile “scuola genovese”. Un circolo di mostri sacri che ha rivoluzionato per sempre la canzone d’autore italiana, di cui facevano parte amici e colleghi inarrivabili del calibro di Fabrizio De André, Luigi Tenco e Bruno Lauzi.
Una carriera costellata di capolavori immortali
Ripercorrere la traiettoria artistica di Gino Paoli significa sfogliare le pagine più belle della musica leggera italiana. Dal suo esordio con brani dal sapore autobiografico e intimista come “La gatta”, il cantautore ha saputo inanellare una serie impressionante di successi. Pietre miliari come “Il cielo in una stanza” (resa immortale anche dall’interpretazione di Mina), “Sapore di sale”, vero e proprio inno di un’Italia spensierata in pieno boom economico, e la struggente “Senza fine”, dimostrano la sua straordinaria versatilità. La sua è stata una carriera lunghissima e vissuta intensamente, fatta di trionfi, momenti bui e grandi rinascite, sempre guidata da un’onestà intellettuale rara e da un talento compositivo che non ha mai ceduto a compromessi.
Il “matrimonio” ufficiale tra Napoli e Gino Paoli
Per noi campani, il dolore per la sua dipartita ha un sapore ancora più intimo. Tra Gino Paoli e Napoli esisteva infatti un legame viscerale, culminato ufficialmente nel 2014, quando l’amministrazione comunale guidata dall’allora sindaco Luigi de Magistris decise di conferirgli la cittadinanza onoraria. Durante quella emozionante cerimonia, le parole del Maestro risuonarono cariche di autentico affetto: “Tra me e Napoli c’è una grande sintonia e similitudine”, aveva spiegato Paoli. “Mi riconosco molto nell’anarchia dei napoletani, nella loro bonaria capacità di non dare mai nulla per definitivo. Il lungo fidanzamento tra me e questa città, si conclude oggi con il matrimonio”.
Due città di mare, una sola anima
Non è un caso che un artista cresciuto tra le atmosfere nebbiose e malinconiche di Genova abbia trovato un porto sicuro proprio nel Golfo di Napoli. Entrambe città di mare, orgogliose, poetiche e intrise di una profonda e antica nostalgia, Genova e Napoli condividono una vocazione umana che Paoli aveva fatto sua. Quell’anarchia che l’artista rivendicava non era disordine, ma una profonda libertà di spirito: la stessa che si respira passeggiando a Mergellina o tra i vicoli del centro storico. Per Paoli, Napoli non era una semplice cartolina, ma un luogo dell’anima in cui la sua proverbiale spigolosità ligure si scioglieva nel calore partenopeo.
L’omaggio musicale alla tradizione napoletana
Questa affinità elettiva ha avuto inevitabili e splendidi riflessi anche nella sua discografia. Basti pensare al 2013, quando insieme all’amico e straordinario pianista Danilo Rea, Paoli pubblicò l’album “Napoli con amore”. Un progetto discografico elegante e appassionato, nato per reinterpretare i grandi classici della tradizione musicale campana in una raffinata veste jazz. Eppure, il suo incontro ravvicinato con la nostra musica risale a molti decenni prima: già nel 1964, infatti, un giovane Gino Paoli partecipò alla selezione per il prestigioso Festival di Napoli con il brano “Angela”, di cui compose l’intensa musica.
Oggi si chiude un’epoca. Napoli perde un cittadino onorario, un amante sincero e un artista immenso. Addio, Maestro: il cielo sopra il Golfo da oggi è un po’ più vuoto, ma la tua musica risuonerà per sempre nei vicoli di questa città che sentivi profondamente tua.
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