Oggi, 8 marzo, si celebra la Giornata Internazionale delle Donne e, per l’occasione, ho pensato di scrivere un articolo dedicato alle donne di Napoli che, con le loro gesta e le loro azioni, hanno contribuito a cambiare il mondo.
Partiamo dall’anima femminile di Napoli, una città che come una mamma protegge, difende e ama visceralmente i suoi figli, ma accoglie con benevolenza, ospitalità e calore anche turisti e stranieri. In effetti la stessa storia di Napoli nasce dal mito di una donna, Partenope, e proprio da lei parte il nostro viaggio alla scoperta delle donne napoletane che hanno contribuito a dare lustro e prestigio alla città.
Il mito e la rivoluzione
Attraversiamo il mito e la storia per conoscere le donne che hanno fatto grande Napoli.
La sirena Partenope
Come racconta l’Odissea, Partenope era una bellissima sirena, una figura mitologica affascinante quanto letale. Gli uomini che ascoltavano il loro canto infatti se ne innamoravano, ma erano destinati alla morte.
Ulisse, informato dalla maga Circe di questo potere mortale delle sirene, ordinò ai suoi uomini di tapparsi le orecchie per non sentire i loro canti ammalianti, mentre lui decise di ascoltarli ma si fece legare a un palo per non cedere alla tentazione.
Partenope, rifiutata da Ulisse di cui si innamorò, si suicidò e il suo corpo arrivò fino alle coste della Campania, depositandosi e dissolvendosi sull’isolotto di Megaride, dove oggi sorge il Castel dell’Ovo. La sua testa divenne la collina di Capodimonte, mentre la sua coda andò a formare la collina di Posillipo.
Eleonora Pimentel Fonseca
Tra le donne che hanno fatto la storia di Napoli merita un posto di diritto Eleonora Pimentel Fonseca. Intellettuale, poetessa, una delle prime giornaliste europee e figura chiave della Repubblica Napoletana del 1799, fondò e diresse il “Monitore Napoletano”, spiegando con parole semplici al popolo il significato dei valori democratici e l’importanza delle riforme. La Repubblica a Napoli ebbe vita breve ed Eleonora fu condannata a morte. Essendo stata privata del titolo nobiliare, le fu negata la decapitazione, riservata solo ai nobili, e subì l’onta dell’impiccagione il 1799 a Piazza Mercato. Si racconta che le sue ultime parole prima di morire furono una citazione di Virgilio: “Forsan et haec olim meminisse juvabit” (Forse un giorno gioverà ricordare anche queste cose).
Maddalena Cerasuolo, detta “Lenuccia”
Se Napoli riuscì a liberarsi dei tedeschi nelle famose Quattro Giornate di Napoli, lo dovette in gran parte anche a Maddalena Cerasuolo, ribattezzata affettuosamente “Lenuccia”. La donna, nativa del quartiere Materdei, a soli 23 anni impugnò le armi contro i tedeschi e divenne un’eroina.
L’impresa che la consegnò alla storia fu la stoica difesa del Ponte della Sanità. I tedeschi, che ormai stavano battendo in ritirata, avevano minato il ponte per farlo saltare, con l’obiettivo di tagliare una via di comunicazione fondamentale per la città. Lenuccia, col padre e con altri partigiani, affrontò i nemici e impedì la distruzione del ponte. Dopo la guerra fu reclutata dai servizi segreti britannici col nome fittizio di “Maria Esposito” e oggi il Ponte della Sanità è stato ribattezzato Ponte Maddalena Cerasuolo, a ricordare in eterno l’eroica azione della figlia di Napoli che salvò la sua città.
L’intelletto e l’arte tra ‘800 e ‘900
Napoli è una città di arte e di cultura, e anche in questi campi non sono certo mancate grandi figure femminili che hanno scritto la storia.
Matilde Serao
È stata la prima donna italiana a fondare e dirigere un quotidiano, Il Mattino, insieme al marito Scarfoglio. Poi, dopo una burrascosa separazione dal marito, decise di mettersi in proprio e ne fondò uno tutto suo, Il Giorno. Matilde Serao, soprannominata “‘a signora” per il suo carattere vulcanico, fu una pioniera del giornalismo conducendo con lucida spietatezza le inchieste in città, raccontando con arguzia sia i salotti dell’alta borghesia sia i vicoli popolari. Fu candidata ben 6 volte per il Premio Nobel per la Letteratura, senza però vincerlo mai.
Titina De Filippo
Spesso conosciuta come la sorella di Eduardo e Peppino De Filippo, in realtà Titina fu una gigantessa del teatro italiano, non solo napoletano, del ‘900. La famosissima commedia “Filumena Marturano” fu scritta da Eduardo appositamente per lei. Titina non si limitò a recitarla, ma divenne carne e ossa di quel personaggio, riuscendo a dare voce alla dignità delle donne emarginate, in un mondo ancora fortemente maschilista dove le donne avevano poco peso e poca voce.
L’immagine di Napoli nel mondo di oggi
Chiudiamo infine con alcune donne di grande spessore, ancora viventi, che rappresentano degnamente Napoli.
Sophia Loren
Cresciuta a Pozzuoli nel 1934, Sophia Loren ha vissuto un’infanzia in povertà patendo la fame e le sofferenze della guerra, quando era ancora bambina. Ha sfondato nel mondo del cinema non solo grazie alla sua incomparabile bellezza, ma anche grazie alla sensualità, alla forza e all’espressività che solo una donna napoletana può avere. Queste sue qualità l’hanno fatta diventare una stella di Hollywood, dove è ancora molto amata e apprezzata. Film come “La Ciociara”, “L’oro di Napoli” e “Matrimonio all’italiana” l’hanno resa un’icona vivente di Napoli e del Sud.
Elena Ferrante
Qui entriamo nel mistero, che non può mai mancare quando parliamo di Napoli. Elena Ferrante è una delle più apprezzate scrittrici contemporanee, ma la sua identità è ignota. Tra le sue opere più note c’è la tetralogia de “L’Amica Geniale”, diventata anche una serie tv, che ha acceso i riflettori sulla condizione delle donne napoletane dal dopoguerra fino a oggi. Le protagonista dei libri, Lila e Lenù, oggi simboleggiano l’emancipazione femminile, l’amicizia, ma anche la complessa relazione che le donne hanno con Napoli.
Maria Rosaria Capobianchi
Chiudiamo il nostro articolo dedicato alle donne napoletane con un’altra illustre figlia di Napoli: Maria Rosaria Capobianchi, biologa e virologa diventata famosa dopo aver isolato per prima in Italia, e tra i primissimi al mondo, il virus Sars-CoV-2. Direttrice del laboratorio di Virologia dell’Istituto Spallanzani di Roma, ha permesso di individuare il virus e creare i primi vaccini contro il Covid-19. Nel 2020 Mattarella l’ha nominata Cavaliere al merito della Repubblica Italiana e oggi rappresenta una figura di spicco della scienza contemporanea.

