Il delitto di Garlasco torna a occupare il centro del dibattito pubblico e giudiziario. Da una parte ci sono le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla condanna di Alberto Stasi, dall’altra le nuove indagini che vedono coinvolto Andrea Sempio, con gli inquirenti convinti che alcuni dettagli del suo racconto non tornino.
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso continua infatti a sollevare interrogativi, polemiche e nuovi approfondimenti investigativi.
Le parole di Nordio sulla condanna di Alberto Stasi
A riaccendere il confronto è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervenuto pubblicamente sulla vicenda giudiziaria che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi.
Secondo il ministro, resta difficile comprendere come una persona possa essere condannata “al di là di ogni ragionevole dubbio” dopo essere stata assolta due volte, sia in Corte d’Assise sia in Corte d’Appello. Nordio ha definito la situazione “paradossale”, attribuendola a una normativa che consente una condanna anche senza nuove prove dopo precedenti assoluzioni.
Parole che hanno immediatamente riaperto il dibattito sulla struttura del sistema giudiziario italiano e sulle regole che disciplinano i processi d’appello.
I pm: “Sempio non passò lì per caso”
Nel frattempo, la Procura di Pavia continua a concentrarsi su Andrea Sempio. Secondo gli investigatori, il 13 agosto 2007 il 38enne non sarebbe transitato casualmente davanti alla villetta dei Poggi, poche ore dopo il ritrovamento del corpo di Chiara Poggi.
Sempio aveva raccontato di aver visto un’ambulanza e diverse persone nei pressi dell’abitazione mentre si trovava in auto con il padre. In un secondo momento avrebbe deciso di fermarsi per capire cosa fosse accaduto.
Gli inquirenti, però, contestano questa ricostruzione. Nelle carte depositate con la chiusura delle nuove indagini sarebbero state inserite anche alcune planimetrie della zona che, secondo l’accusa, mostrerebbero come via Pascoli non fosse lungo il tragitto naturale tra la casa della nonna e quella della famiglia Sempio. Per questo motivo i pm ritengono che la presenza dell’uomo davanti alla villetta non sia stata casuale.
Le indagini digitali e la richiesta a Meta
Le verifiche investigative si stanno concentrando anche sul passato digitale di Andrea Sempio. I magistrati avrebbero avviato una rogatoria internazionale negli Stati Uniti per cercare di ottenere ulteriori informazioni da Meta.
L’obiettivo sarebbe stato quello di recuperare dati e contenuti relativi a un profilo Facebook chiuso nel febbraio 2017. Secondo quanto emerso, gli investigatori sarebbero alla ricerca di possibili “tracce del passato” che, a loro avviso, potrebbero essere state eliminate.
Tuttavia, gli accertamenti svolti finora non avrebbero permesso di colmare completamente il vuoto informativo su quell’account.
La strategia della difesa di Andrea Sempio
Sul fronte difensivo, i legali di Andrea Sempio stanno preparando una controffensiva articolata attraverso sei diverse perizie tecniche. La difesa punta in particolare a smontare l’ipotesi accusatoria secondo cui il 38enne avrebbe agito con “odio” e “crudeltà” in seguito a un presunto rifiuto sentimentale da parte di Chiara Poggi.
Gli avvocati si sono rivolti a diversi esperti e hanno accompagnato Sempio a Roma, nel laboratorio “Genomica”, dove si svolgeranno accertamenti tecnici ai quali prenderà parte anche la genetista Marina Baldi.
Secondo quanto spiegato dal legale Liborio Cataliotti, Sempio avrebbe inoltre iniziato un percorso di valutazione con una psicologa, psicoterapeuta e criminologa per delinearne il profilo personale e psicologico. L’obiettivo della difesa sarebbe quello di contrapporre questa analisi a quella elaborata dal Racis, il Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche incaricato dagli inquirenti.
“Vive chiuso in casa”: il peso mediatico dell’inchiesta
A sottolineare il clima di forte pressione vissuto dall’indagato è stata anche l’avvocata Angela Taccia. La legale ha spiegato che Andrea Sempio starebbe vivendo una situazione estremamente difficile dal punto di vista umano e mediatico.
“Vive da mesi chiuso in casa”, ha dichiarato, aggiungendo che il 38enne trascorrerebbe gran parte del tempo tra lo studio legale e la propria abitazione, in una condizione che la difesa paragona quasi a degli arresti domiciliari di fatto.
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