La punizione al contrario di Brasile-Zaire ai Mondiali del 1974: una questione di vita o di morte

Ci sono gesti sportivi rimasti impressi nella memoria dei tifosi e degli appassionati, che hanno fatto la storia. Eppure, dietro quei gesti talvolta ci sono significati che sfuggono al più attento degli spettatori e che, solo a distanza di mesi, addirittura anni, trovano il loro senso.

Ebbene, non ebbe alcun senso, apparentemente, la famosa “punizione al contrario” in Brasile-Zaire ai Mondiali di Germania ’74, in cui il giocatore africano Joseph Mwepu Ilunga batté una punizione che era sta invece assegnata alla squadra verdeoro.

Qualcuno, con malcelato snobismo, commentò: “Questi africani non conoscono neanche le regole basilari del calcio…”. In realtà Ilunga conosceva fin troppo bene le regole, ma perché fece un gesto così insensato?

La dittatura nello Zaire di Mobutu Sese Seko

Procediamo con ordine poiché, per capire quel gesto apparentemente folle del giocatore zairese, dobbiamo fare un salto indietro nel passato. Era un periodo di grande rivoluzione calcistica: negli anni ’70 furono aperte per la prima volta le porte dei Mondiali anche alle squadre africane. Lo Zaire riuscì a qualificarsi per la competizione iridata, ma dobbiamo necessariamente fare un’ampia deviazione politica per tornare a quei tempi e capire il gesto di Ilunga, un gesto che a distanza di anni da folle è diventato eroico.

Lo Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo, era sotto la dittatura dello spietato e sanguinario dittatore Mobutu Sese Seko, che a furia di omicidi e torture aveva rovesciato il governo di Patrice Lumumba, eletto democraticamente. Per Seko lo sport rappresentava un biglietto da visita per “ripulire” agli occhi del mondo l’immagine del suo paese, macchiato da sanguinose lotte interne. Basti pensare che solo pochi mesi dopo Mobutu riuscì a organizzare a Kinshasa l’evento più memorabile del secolo a livello sportivo, l’incontro di boxe tra George Foreman e Muhammad Alì per il titolo dei pesi massimi. Mai come in quel periodo, politica e calcio si strinsero in un abbraccio mortale.

La qualificazione dello Zaire ai Mondiali di Germania 74

Lo Zaire riuscì a qualificarsi per i Mondiali e i giocatori furono ricoperti di gloria, ma anche di premi: il dittatore regalò infatti a ognuno di loro un appartamento e un’automobile.

Poi iniziò il Mondiale e lo Zaire, pur disputando una buona partita, perse all’esordio per 2-0 contro la Scozia. Nonostante la discreta prestazione, Mobutu furioso per la sconfitta informò i calciatori che non avrebbero percepito i 45.000 dollari come premio, promessi al loro ritorno in patria.

I calciatori erano furiosi e così cercarono di sabotare la partita successiva contro la Jugoslavia per non giocare. I loro tentativi furono vani e furono costretti a scendere in campo, ma per protesta decisero di perdere con un umiliante 9-0 contro la Jugoslavia. Il dittatore zairese, verde di rabbia, chiamò da Kinshasa nell’intervallo e ordinò la sostituzione del portiere Kazadi con Tubilandu, alto appena un metro e 69, ma la frittata ormai era fatta.

Ci furono polemiche a non finire, con il tecnico dello Zaire, lo jugoslavo Vidinic, accusato di aver perso volutamente per 9-0 per permettere alla “sua” Jugoslavia di passare il turno con una migliore differenza reti. Ma il vero problema non era Vidinic o la qualificazione, il vero problema era il dittatore Mobutu che schiumava rabbia.

La punizione al contrario in Brasile-Zaire

E arriviamo così alla famigerata punizione al contrario di Brasile-Zaire, che nasconde un significato oscuro e terrificante. Lo Zaire nell’ultima partita del girone doveva affrontare il fortissimo Brasile, impossibile pensare a un’impresa sportiva della squadra africana. Ne era consapevole addirittura Mobutu, che fece coi giocatori una sorta di gioco (in stile Saw – L’enigmista!): potevano perdere con il Brasile, ma non con più di tre gol di scarto. In caso contrario, il dittatore avrebbe fatto uccidere i calciatori e tutte le loro famiglie al rientro in patria. Conoscendo la sua ferocia e la sua sete di sangue, i giocatori sapevano benissimo che non era una semplice minaccia.

Com’era prevedibile il Brasile stava vincendo quella partita e all’85’ il risultato era di 3-0: una sconfitta “onorevole” che avrebbe salvato la vita dei giocatori zairesi e delle loro famiglie. A cinque minuti dalla fine però l’arbitro fischiò una punizione per il Brasile a circa 25 metri dalla porta. La mattonella perfetta per Rivellino, stella brasiliana dal piede fatato, che avrebbe potuto segnare il 4-0.

L’arbitro fischiò, ma improvvisamente dalla barriera si staccò Ilunga che calciò la palla fortissimo più lontano che poteva, beccandosi senza ombra di dubbio il cartellino giallo meglio speso della storia del calcio. Non era un gesto folle, era la disperazione di chi avrebbe fatto di tutto per salvare la vita a se stesso, ai suoi compagni di squadra e ai suoi familiari.

La partita finì 3-0 e gli zairesi si salvarono la pelle e oggi, quel gesto di Ilunga, da follia sportiva si è trasformato in un atto eroico, poiché quella punizione era davvero una questione di vita o di morte.