Alex Zanardi è morto, addio al campione dell’impossibile che credevamo immortale

Il mondo dello sport piange la scomparsa di Alex Zanardi. Dalla F1 ai trionfi paralimpici, fino al tragico epilogo. Scopri la storia di un vero supereroe italiano.

Alex Zanardi si è spento nella serata di ieri, giovedì 1 maggio. Dal 2020, dopo il terribile incidente in handbike, le sue condizioni di salute erano state avvolte nel massimo riserbo. Il prossimo 23 ottobre avrebbe compiuto 60 anni. A dare la tragica notizia è stata la famiglia attraverso Obiettivo 3, l’associazione benefica per atleti disabili da lui stesso fondata. Un lutto che colpisce al cuore tutto il mondo dello sport, a partire dalla Formula 1, che oggi da Miami in occasione del GP lo ricorderà con affetto e commozione.

Dalla F1 al mito americano

Nato a Bologna, Alex scopre giovanissimo, sulla pista di Castel Maggiore, quell’amore per la velocità che lo avrebbe portato lontano. Grazie al suo talento precoce sui kart, scala le categorie: Formula 3000 e infine il debutto in F1 nel 1991 con la Jordan.

In quegli anni complessi, in cui il talento deve scontrarsi con la dura legge degli sponsor, Zanardi passa per Minardi e Lotus, fino all’avventura in Williams nel 1999. Al suo fianco, fin dai primi anni ’90, c’è Daniela, la donna che lo ha sempre sostenuto e protetto, dandogli la forza di inseguire i suoi sogni.

Ma è negli Stati Uniti che Zanardi diventa leggenda. Nella IndyCar (allora Cart) conquista titoli e gloria, ribattezzato “The Italian Legend”. I suoi sorpassi storici, come quello iconico a Laguna Seca, restano incisi nella memoria collettiva del motorsport mondiale.

Il dramma del 2001 e una rinascita impossibile

La prima vera prova della vita arriva nel 2001, sul circuito tedesco del Lausitzring. A oltre 300 km/h, l’impatto devastante con l’auto di Alex Tagliani gli porta via le gambe e lo spinge a un passo dalla morte. Lo salvano i medici, ma soprattutto la sua inesauribile forza di volontà e un’autoironia che disarma. Sarà proprio Zanardi, tempo dopo, a consolare un Tagliani ancora sotto choc: “Sai qual è il vantaggio delle mie nuove gambe? Sono più alto”.

E non si ferma. Inventa comandi speciali, affronta 15 interventi chirurgici e torna a correre (e a vincere) a bordo di vetture modificate, scherzando con i meccanici: “Ragazzi, ho il piede pesante”.

Il trionfo paralimpico: un esempio per il mondo

I motori, però, non gli bastano più. Alex decide di lasciare un segno indelebile nello sport paralimpico. Con l’handbike domina i campionati mondiali e incanta alle Paralimpiadi: due ori e un argento a Londra 2012, un bottino replicato con altri due titoli e un secondo posto a Rio 2016.

Zanardi trascende lo sport e diventa un mito. Non solo per le medaglie, ma per il suo impegno nella ricerca di nuovi materiali per protesi e carrozzine, migliorando la vita di chi ha una mobilità ridotta. Organizza maratone, ispira milioni di persone e spinge tantissimi disabili ad avvicinarsi allo sport.

Il secondo incidente e il silenzio finale

Poi, il 19 giugno del 2020, il destino gli tende un altro agguato mortale. Sulle colline senesi di Pienza, durante una staffetta in handbike, il drammatico schianto contro un camion. Il quadro clinico è disperato: traumi facciali multipli, un mese di coma e innumerevoli interventi. Alex combatte ancora, da guerriero quale è sempre stato. Dopo oltre un anno torna a casa, circondato dall’amore della sua famiglia e dai medici.

Da allora, solo un rispettoso silenzio. Una scelta d’amore per custodire, lontano dai riflettori, il sorriso di un angelo che oggi lascia un vuoto incolmabile.