Un’altra storia di violenza domestica, l’ennesima, e il copione è sempre lo stesso: un marito violento che se la prende con la moglie, picchiata selvaggiamente anche dinanzi agli occhi del figlio minorenne.
Lo scenario questa volta è Pimonte, suggestivo paesino della penisola sorrentina, ma di suggestivo in questa storia c’è davvero poco. L’uomo violento, un 37enne del posto, è stato arrestato il 13 marzo dai militari della stazione carabinieri di Pimonte. Per lui sono scattati gli arresti domiciliari con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, aggravati dal fatto di averli commessi in presenza di un minore e sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
Le orrende violenze tra le mura di casa
Le indagini, condotte dai carabinieri e coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno permesso di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’uomo che, dal 2022, avrebbe maltrattato quotidianamente la moglie convivente, anche sotto gli occhi del figlio minorenne, provocando in lei uno stato di continua agitazione e turbamento psicologico.
Come emerso dalle indagini, in una delle consuete liti, l’uomo avrebbe spinto la donna contro una stufa, per poi morderla più volte. In un’altra occasione l’avrebbe addirittura colpita violentemente con una padella.
Le immediate indagini, supportate dalle dichiarazioni di testimoni e della vittima e dalla ricostruzione dei fatti, anche tramite l’estrapolazione delle chat, hanno permesso di raccogliere gli indizi necessari per la misura cautelare dell’uomo, consumatore abituale di sostanze stupefacenti, per evitare la reiterazione del reato.
L’uomo attualmente si trova agli arresti domiciliari nella casa dei suoi genitori, con il divieto di utilizzare sistemi telefonici e telematici. Inoltre dovrà portare il braccialetto elettronico, per impedirgli di uscire di casa.
La fine dell’incubo per la donna, che adesso dovrà ricostruire la sua vita, ma anche per il figlio minorenne, costretto a crescere in un contesto domestico fatto di violenze, minacce e soprusi da parte di una figura, quella del padre, che invece avrebbe dovuto proteggere e tutelare la madre.
Il Codice Rosso e gli strumenti di protezione per le vittime
La vicenda di Pimonte si inserisce nel quadro normativo rafforzato dalla Legge 69/2019, il cosiddetto “Codice Rosso”. La normativa impone alle Forze dell'Ordine di comunicare immediatamente alla Procura della Repubblica ogni caso di violenza domestica, e al Pubblico Ministero di procedere all'ascolto della vittima entro tre giorni dalla notizia di reato. Questo meccanismo di corsia preferenziale nasce dalla consapevolezza che la violenza domestica è una situazione di pericolo immediato in cui la lentezza burocratica può avere conseguenze tragiche e irreversibili.
Il reato di maltrattamenti in famiglia, disciplinato dall'articolo 572 del Codice Penale, prevede la reclusione da tre a sette anni, con aggravanti specifiche quando i fatti sono commessi in presenza di un minore o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti: entrambe le circostanze sono presenti nel caso del 37enne di Pimonte. Il braccialetto elettronico consente alle forze dell'ordine di verificare in tempo reale il rispetto del divieto di avvicinamento, garantendo una protezione concreta alla vittima.
Se sei in pericolo: a chi rivolgersi
Chiunque si trovi in una situazione di violenza domestica o ne sia testimone può chiamare il 1522, il numero gratuito antiviolenza e antistalking attivo 24 ore su 24, sette giorni su sette, raggiungibile anche tramite SMS e chat sul sito 1522.eu. Il servizio è completamente anonimo e disponibile in diverse lingue. In caso di pericolo immediato è sempre possibile contattare il 112. In Campania operano numerosi centri antiviolenza accreditati che offrono supporto psicologico, legale e pratico alle donne che decidono di uscire da una situazione di abuso. Chiedere aiuto non è debolezza: è il primo passo verso la libertà.
La comunità di Pimonte si è stretta attorno alla vittima, esprimendo solidarietà e vicinanza. Episodi come questo ricordano quanto sia importante che i vicini, i familiari e chiunque sia a conoscenza di situazioni di violenza domestica abbia il coraggio di segnalarle alle autorità competenti: intervenire in tempo può salvare una vita.
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